Il Ponte Morandi non c’è più. Alle 9,37 la demolizione: struttura implosa in sei secondi. A terra 20mila metri cubi di materiale: ora l’attenzione si sposta sulle polveri (VIDEO)

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Il Ponte Morandi non esiste più. Alle ore 9,37 sono state demolite le pile 10 e 11 del Ponte Morandi a Genova. Le operazioni di brillamento delle cariche esplosive sono durate sei secondi, esattamente come previsto. L’unico ritardo (le operazioni dovevano verificarsi alle 9,00) si è registrato perché un anziano non aveva lasciato la sua casa, barricandosi all’interno. Davanti allo sguardo di centinaia di persone, appostate fin dal mattino lungo il torrente Polcevera e a quello delle autorità tra cui il sindaco e commissario Marco Bucci, il governatore Giovanni Toti e i tre ministri dell’Interno Matteo Salvini, dello Sviluppo Economico Luigi di Maio e della Difesa Elisabetta Trenta, la città ha dato il suo addio ai resti del ponte.

Ore 9.37 silenzio quasi assoluto: la sirena suona tre volte, due brevi, una lunga molto in lontananza. Poi, in circa sei secondi, si consuma il rito dell’esplosione controllata: prima gli stralli rinforzati in acciaio della pila 11, quella più a est, per cui è servita l’azione dell’esercito, poi le “gambe” che, saltando, provocano la caduta di tutto il blocco verso ponente. Qualche impercettibile istante dopo tocca alla pila 10, quella più vicina al greto del Polcevera, ripiegare “a libro” verso levante, sulle macerie appena crollate della gemella. Una tonnellata di dinamite più un’ingente quantità di plastico e il ponte non c’è più.

La giornata, però, non è finita. Oggi è uno snodo importante, perché dalla riuscita dell’abbattimento controllato dipende anche il proseguo dei lavori. “Tutto è pronto. Il rischio zero non esiste – ha detto Bucci – ma tecnicamente possiamo parlare di un rischio irrisorio”. Perché tutto vada secondo i piani, è stato impostato un piano di sicurezza imponente: oltre 3500 sfollati, più di 400 uomini delle forze dell’ordine schierati, il blocco della viabilità dalle 7 alle 22 che tronca in due non solo Genova e la Liguria ma anche parte del Nord-Ovest.

Dopo l’abbattimento delle pile 10 e 11 tutta l’attenzione ora è rivolta alle polveri che si solleveranno: verranno monitorate passo dopo passo dalle 7 centraline disposte dal Comune di Genova e da altre quattro messe sui balconi dai residenti – che ancora mercoledì sera avevano manifestato tra via Fillak e via Porro – nella speranza che, come da previsioni, si posino al suolo impastate dalle centinaia di litri d’acqua “sparate” dai cannoncini. Anche i sacchetti arancioni che erano visibili sul ponte, posizionati in corrispondenza delle cariche esplosive, erano pieni d’acqua. A preoccupare sono l’amianto, presente nel conglomerato cementizio, e le polveri sottili, le cui concentrazioni verranno monitorate con attenzione dalle autorità. I primi dati saranno disponibili circa tre ore dopo l’esplosione. Se tutto andrà bene, gli sfollati potranno tornare a casa in serata alle 22. A terra sono caduti 20 mila metri cubi di materiale, che andranno smaltiti nei prossimi mesi come rifiuti speciali.