Il solito Renzi minaccia il Governo. La miccia stavolta è il voto ai 18enni. Italia Viva sempre più fuori dall’intesa tra Pd e M5S. Torna a fare la voce grossa per non scomparire

di Antonio Acerbis
Politica
MATTEO RENZI

Ci risiamo. Chiuso il capitolo Nadef ecco che se ne apre, d’improvviso, subito un altro: la legge che abbassa a 18 anni l’età per eleggere i senatori. Si dirà: impossibile che si possa giungere a uno scontro parlamentare, tanto più all’interno della stessa maggioranza. Ma la logica e il condizionale saltano nel momento in cui dall’altra parte c’è Italia Viva. La svolta arriva di prima mattina quando il partito guidato da Matteo Renzi fa sapere che, sul via libera al ddl, non ci sta. Un problema non di poco conto: non trovare la quadra su quello che potrebbe essere inteso come un dettaglio significa non solo far saltare il banco, ma far ricominciare tutto l’iter legislativo daccapo.

Proprio per scongiurare questo la maggioranza corre ai ripari: viene convocata d’urgenza la capigruppo, i lavori della Camera si arenano. L’opposizione sibila che la maggioranza non c’è più. Nulla di tutto questo, ovviamente. Ma quando c’è Matteo Renzi dall’altra parte non si sa mai. Non a caso l’incidente fa salire esponenzialmente il pressing su Giuseppe Conte per una verifica di maggioranza. Lo chiede lo stesso Pd, dopo che due giorni fa lo stesso Nicola Zingaretti ne sottolineava la necessità per le constinue fuoriuscite impazzite di Italia Viva e dei renziani.

IL QUADRO. Il tema, però, è che una verifica di maggioranza, in queste ore, non è nell’agenda di Conte. E ci mancherebbe: il premier, infatti, è impegnato a Bruxelles su ben altri tavoli e ben più importanti dato che si decide sul Recovery Plan. D’altro canto, però, il presidente del Consiglio non ha mai fatto mistero della volontà di rilanciare e saldare, allo stesso tempo, l’azione di governo fino a fine legislatura, trovandosi in questa sua strategia in pieno accordo con Zingaretti. Anche eventualmente per una nuova alleanza futura per le prossime politiche. Un’idea che, da qualche tempo, non trova opposizione neanche nel Movimento 2.0 che ha in mente Luigi Di Maio.

Chi non farebbe parte di questa nuova alleanza è proprio Renzi. Ed è qui che torna il tema. Futuro e presente: una verifica, sull’onda di una lite, porta una serie di effetti collaterali che, forse, Conte per ora vorrebbe evitare. Pd e Iv, nel frattempo, si scontrano frontalmente, anche perché il ddl sul voto ai 18 enni arriva in terza lettura alla Camera, dopo i primi sì di Montecitorio e Palazzo Madama. “I patti di maggioranza si rispettano”, sbotta il presidente della commissione Affari Costutuzionali del Senato Dario Parrini. “Senza Iv non ci sono i numeri”, replica la renziana Valeria Sudano. “Conte venga in Aula e verifichi la fiducia”, incalza l’azzurro Sestino Giacomoni.

Annusando l’aria il capogruppo di Leu Federico Fornaro ritira il suo ddl costituzionale dal calendario della Camera. L’ottimismo post-Nadef in un batter d’occhio evapora quando in serata Matteo Renzi allarga il pacchetto di dossier sui quali Iv vuole dire la sua. “Vogliamo dare ai diciottenni il voto per il Senato? Bene. Ma prima decidiamo che cosa fa il Senato, quale legge elettorale, quale correttivo dopo la riduzione del numero dei parlamentari”, ha incalzato anche Maria Elena Boschi. “Il rischio era quello dell’ennesimo pezzo di riforma senza discutere una riforma di insieme, mettiamoci intorno a un tavolo e discutiamo di tutti i dossier, dalle riforme al Mes. Altrimenti vedo le sabbie mobili”, spiega l’ex premier. Che, evidentemente, ha anche altro da chiedere al premier e ai “colleghi” di maggioranza se c’è l’esigenza di sedersi attorno a un tavolo.