Il Viminale ha decreti per tutti, tranne che per gli ultrà

La morte di tanti tifosi non ha insegnato niente. Il governo batte in ritirata davanti ai boss delle curve.

Il dolore non ha voce, almeno quello di Giorgio Sandri che oggi si limita a invocare la certezza di una severa condanna per i protagonisti degli scontri di domenica scorsa in quella stessa area di servizio dove nel 2007 è stato ucciso suo figlio Gabriele per mano di un poliziotto – che ha scontato la sua pena – che aveva confuso l’epilogo di un violento scontro tra tifosi con una fuga per rapina.

Matteo Piantedosi

La morte di tanti tifosi non ha insegnato niente. Il governo batte in ritirata davanti ai boss delle curve

Ancora una volta il fanatismo sportivo è la matrice di una violenza che assume forme di premeditazione, come emerge dalle chat analizzate dagli inquirenti e che gettano luce sulle frange del tifo organizzato e della sua contiguità con la criminalità a partire dalle infiltrazioni nella gestione delle biglietterie, traffico di merci falsificate, estorsioni sulle attività commerciali, spaccio di stupefacenti fino ad arrivare all’omicidio: tutti questi reati definiscono il profilo di una vera e propria cosca che agisce incontrastata ai danni di chi nello sport vede inclusione e condivisione.

Tornano alle mente i genitori picchiati davanti ai figli dagli ultras interisti lo scorso ottobre a San Siro: questi, appreso della morte del loro ras Vittorio Boiocchi (capo della curva interista, soggetto a daspo) hanno aggredito gli spettatori paganti che intendevano continuare a vedere il match. In segno di lutto il settore dello stadio doveva essere interamente abbandonato e lì l’unica legge che conta è quella dei capi che controllano il territorio. Ma com’è possibile che questo accada indisturbatamente da sempre?

Al Viminale l’incontro tra il ministro Piantedosi e i vertici del calcio

Nella giornata di oggi è previsto l’incontro al Viminale tra il ministro Matteo Piantedosi (nella foto) e i vertici del calcio, affinché siano adottati provvedimenti che contrastino il fenomeno con cui lo stesso primo responsabile dell’ordine pubblico si è già misurato in qualità di prefetto di Roma, attraverso l’adozione di misure interdittive nei confronti di alcune tifoserie.

L’idea di fondo è che le norme attualmente vigenti siano sufficienti e che potrebbe bastare vietare la trasferta ai tifosi. Però, se effettivamente il quadro normativo è adeguato, perché ci troviamo ciclicamente ad assistere a fatti di cronaca non degni di un paese civile?

Per gli scontri di domenica sull’A1 le ipotesi di reato sono: rissa aggravata, interruzione di pubblico servizio e attentato alla pubblica sicurezza dei trasporti e il tutto potrebbe essere, stando alle ipotesi degli inquirenti, un regolamento dei conti tra le due tifoserie per la morte del tifoso del Napoli Ciro Esposito nel 2014.

In settimane in cui vediamo un Viminale affetto da “decretite acuta” – per citarne alcuni: decreto rave-party, decreto Ong, decreto sicurezza – sorge spontaneo chiedersi perché in questo caso non si ricorra a delle norme su misura che vadano oltre a poche parole di rito che plaudono alle leggi vigenti.

Qui non abbiamo i migranti che fuggono o i ragazzi che si radunano abusivamente, abbiamo le lobby del calcio e i violenti da curva dei quali – questa l’imperdonabile aggravante – si conoscono nomi, indirizzi e riferimenti telefonici. Il match del 13 gennaio prossimo tra Napoli e Juventus – un grande classico – è il primo banco di prova, essendo considerato ad “alto profilo di rischio”.

Cosa farà allora Piantedosi? La “decretite” pare essere di una conveniente intermittenza, e immaginiamo tante dichiarazioni, agenti schierati e giusto qualche daspo qua e là, così che in fondo non cambi mai davvero nulla.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 12:01
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