In Europa spunta un fronte a favore dei Coronabond. Appello di 82 economisti a sostegno della proposta di Conte sul Mes

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In Europa la resa dei conti è ormai alle porte, l’Eurogruppo convocato il 7 aprile per discutere delle misure da attuare in contrasto alla crisi economica dovuta alla pandemia dovrà prendere una decisione. Il tempo stringe e certo non è il momento di tergiversare. Sul tavolo ci saranno tutte le opzioni discusse in questi giorni, grazie alla linea ferma del premier Giuseppe Conte, che lo scorso 26 marzo non ha accettato la bozza rilasciata dal Consiglio europeo, degli altri otto paesi membri che si sono opposti alla linea rigorista del nord. Ma anche da quel fronte qualcosa sembra muoversi, dopo il ripensamento di Ursula von der Leyen, che è tornata a parlare di solidarietà e di aiuti concreti per l’Italia, e il varo da parte della Commissione dello schema di prestiti per sostenere i costi della cassa integrazione, ci sono state significative convergenze fra economisti italiani e tedeschi rispetto alle strategie comuni da mettere in campo.

E anche una lettera pubblicata da Die Zeit firmata da intellettuali, artisti, politici, economisti tra cui spicca il sociologo di fama mondiale Jürgen Habermas, in cui si auspica l’emissione degli eurobond. Gli 82 economisti firmatari dell’appello chiedono ai governi e alle istituzioni Ue un’apertura nell’ambito del Mes di una “linea di credito sanitaria” senza altre condizioni e dell’emissione di “bond europei per la salute”. Da registrare anche una presa di coscienza dell’Olanda, che ora si è detta disponibile a finanziare attraverso delle “donazioni” i Paesi più deboli sui costi delle cure sanitarie, ma il vero nodo del contendere che dovrà essere sciolto il 7 aprile riguarda le condizionalità del Fondo salva Stati, fortemente rigettate dall’Italia e dagli altri paesi del Sud, ma difese dalla Germania e dai nordici.

SPONDA FRANCESE. A pochi giorni dalla riunione dei 27, i ministri finanziari stanno lavorando su una condizionalità light, per usare le parole del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. Condizionalità più leggere, ma comunque esistenti e legate alla firma di un memorandum. Resta da capire se questi vincoli risponderanno alle esigenze italiane.

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