In Lombardia l’Anticorruzione cade sulle nomine. La giunta Fontana ha sostituito l’Arac con l’Orac. Alcuni componenti sono decaduti poiché non autorizzati dai ministeri

di Carmine Gazzanni
Politica

A sentire le malelingue si sarebbe sostituito un organismo anticorruzione funzionante ed efficiente con uno che, invece, procede lento pede con nomine da rifare. Benvenuti nella efficiente Lombardia, la terra “promessa” delle politiche leghiste, dove tutto dovrebbe funzionare bene perché a governare ci sono quelli “bravi”. Eppure accade che l’Organo Regionale per le Attività di Controllo, e cioè l’anticorruzione lombarda, sia incredibilmente scivolata sulla modalità di nomina dei suoi componenti. La vicenda ha dell’incredibile e, nonostante le puntuali denunce del Movimento 5 stelle regionale, tutto è andato avanti come se niente fosse, finché sulla nomina di un colonnello dei Carabinieri, alla fine anche Attilio Fontana (nella foto) ha dovuto riconoscere che qualcosa, probabilmente, sarà da rifare.

Ma partiamo dall’inizio. Dopo l’insediamento della nuova giunta, Fontana ha pensato di sostituire l’Arac (Agenzia Regionale Anti-Corruzione) con l’Orac (Organo Regionale Anti-Corruzione). Non è uno scherzo. La ragione? Resta un mistero. Anche se i cinque stelle hanno un’idea piuttosto chiara: con la fine dell’Arac, infatti, sono decaduti tutti i consiglieri in carica compresa Giovanna Ceribelli, la commercialista bergamasca che con le sue denunce aveva fatto scoppiare lo “scandalo delle dentiere d’oro”: nel 2016 erano finiti in carcere il leghista Fabio Rizzi e l’imprenditrice Paola Canegrati detta, non a caso, “Lady Dentiera”. Ma c’è di più. Dopo l’esclusione della Ceribelli (che nel frattempo ha fatto ricorso al Tar), il capogruppo M5S in Lombardia, Marco Fumagalli, ha cominciato a sottolineare mese dopo mese, settimane dopo settimane, tutte le storture del nuovo Orac. A cominciare da un dettaglio che dettaglio non è: come può l’operato della giunta regionale essere controllato da un ente che non è autonomo e indipendente, ma è di fatto espressione della giunta?

Già, perché di nove membri solo due sono diretta espressione della minoranza. Il presidente, scelto da Fontana, è Giovanni Canzio, ex magistrato della Cassazione ed ex presidente della Corte d’Appello di Milano. Il 2 luglio 2019 la giunta indica sette membri dell’organismo e il 9 luglio il Consiglio regionale ratifica le nomine. Ma è qui che cominciano i pasticci. Uno dei componenti appena nominati, Attilio Iodice, il 25 luglio comunica alla Regione di non accettare l’incarico perché è un generale della Guardia di finanza in attività e il suo comando non gli concede il permesso. Poi tocca al colonnello dei carabinieri Maurizio Bortoletti. Il 27 luglio il suo comando di Roma esprime parere negativo al suo ingresso in Orac.

Bortoletti non fa una piega e resta al suo posto, accettando la nomina, malgrado il parere del suo comando. E malgrado una lettera del ministero della Difesa che, come raccontava Il Fatto Quotidiano in quei giorni, ribadiva il parere contrario. Il risultato di questo tourbillon, si è avuto solo in questi giorni, dopo un question time voluto dall’indomito Fumagalli a cui ha dovuto rispondere l’assessore leghista Davide Caparini: “Il Presidente di Orac, Giovanni Canzio – ha detto l’assessore – ha informato sia la Giunta sia il Consiglio in merito alle attività dell’organismo e alle assenze di uno dei componenti. Regione Lombardia procederà con l’attivare le idonee procedure per dichiararne la decadenza”. Bandiera bianca.