In Parlamento è iniziata la guerra delle poltrone

Con il taglio per molti deputati e senatori uscenti sarà davvero dura essere rieletti in Parlamento. Ecco chi spera.

Qualcuno ha applaudito alla fine del governo dei Migliori, qualcun altro si è dispiaciuto per l’epilogo dell’esecutivo di unità nazionale mentre molti altri si sono letteralmente disperati pensando al proprio futuro. Già perché mentre andava in onda a reti unificate lo psicodramma di Mario Draghi, tanti parlamentari hanno capito che con la fine della legislatura sarà davvero dura essere rieletti.

Cerimonia per il centocinquantenario della prima seduta a Palazzo Montecitorio in concomitanza con le celebrazioni del 700

Con il taglio per molti deputati e senatori uscenti sarà davvero dura essere rieletti in Parlamento

Una consapevolezza che, però, non ha impedito loro di iniziare a ragionare su come sopravvivere – politicamente si intende – alle prossime elezioni. E così, come in ogni occasione simile, è subito iniziata la caccia alla poltrona. Una vera e propria transumanza che non risparmia nessun partito visto che le sedie a disposizione, a partire dalla prossima legislatura, passeranno dagli attuali 945 parlamentari (di cui 630 deputati e 315 senatori) a 600 (400 deputati e 200 senatori).

PRIMI INCROCI

Così tra sondaggi che passano di mano in mano, telefoni bollenti e le immancabili trattative – rigorosamente tenute sottotraccia -, molti big hanno iniziato a muoversi per evitare di restare fregati oppure per cercare di fare il grande salto così da passare da ruoli importanti nei territori a una ben più comoda poltrona a Montecitorio o palazzo Madama.

Una sorta di tetris a cui sta prendendo parte anche Luigi De Magistris, l’ex sindaco di Napoli e recentemente candidato governatore in Calabria, che da tempo invoca un’alleanza di sinistra ma che ancora latita. Ma pur aspettando Godot, l’ex magistrato non ha nessuna intenzione di farsi trovare impreparato e per questo, mesi fa, aveva accarezzato l’idea di presentare come candidato premier il consigliere Csm e simbolo dell’antimafia Antonino Di Matteo.

Un’ipotesi che quest’ultimo non ha nemmeno fatto in tempo a valutare perché è subito venuta meno per via della riforma del Consiglio superiore della magistratura, voluta fortemente dalla guardasigilli Marta Cartabia, che ha radicalmente cambiato le carte in tavola, rivoluzionando il sistema delle cosiddette porte girevoli. Davanti a questo stallo e deciso a supportare il progetto di De Magistris, si sarebbe fatto avanti uno dei tanti big che rischiano di rimanere a spasso ossia il presidente dell’Antimafia nonché ex 5 Stelle Nicola Morra.

Ma non è tutto perché sarebbero in corso anche contatti tra l’ex sindaco di Napoli e la deputata ed ex 5S Piera Aiello. Ironia della sorte proprio quest’ultima sarebbe davanti a un bivio perché, secondo quanto trapela dal Transatlantico, anche Fratelli d’Italia avrebbe manifestato l’intenzione di candidarla. Si tratta di una scelta non da poco visto che con i meloniani avrebbe un posto assicurato in Parlamento mentre con De Magistris & Co la partita sarebbe estremamente più complicata.

LE GRANDI MANOVRE

Ma è guardando al Pd che si intravedono manovre ancor più clamorose. L’attuale governatore del Lazio ed ex segretario dem, Nicola Zingaretti, da giorni scalpita per fare il grande salto dalla Pisana al Parlamento tanto da aver detto pubblicamente di essersi messo a disposizione di Enrico Letta.

Ma il Partito democratico in queste ore, deciso a recuperare quanti più consensi elettorali possibili, ha capito che dovrà necessariamente conquistare i giovani. Una missione impossibile senza schierare pezzi da novanta capaci di fare leva e coinvolgere questa importante fetta di elettori. Così si sta facendo largo il nome di Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia Romagna.

Per lei, Letta ha in mente una candidatura blindata nel seggio di Bologna. Lusinghe di cui Schlein ha già parlato con Stefano Bonaccini, comunicandogli l’intenzione di accettare l’offerta del Pd, ottenendo la benedizione del governatore dell’Emilia Romagna. Altri nomi che circolano per infoltire la pattuglia dei dem sono quelli dell’ ex magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, dell’ex sindacalista Annamaria Furlan e di Carlo Cottarelli che però avrebbe declinato l’offerta.

Tra quelli che si sono chiamati fuori da questa caccia disperata a una poltrona ‘sicura’ ci sono Pier Luigi Bersani (Articolo 1), Stefano Fassina (Liberi e uguali) e Roberto Giachetti (Italia Viva) che hanno annunciato di volersi fare da parte. Chi, invece, non ha nessuna intenzione di mollare è il ministro Roberto Speranza che sembra deciso a rinnovare l’accordo tra Articolo 1 e Pd, chiedendo anche la riconferma di Nico Stumpo.

Sempre nel Centrosinistra ancora tutta da chiarire la posizione di Possibile, la creatura di Pippo Civati poi passata a Beatrice Brignone, che si trova davanti a un bivio tra cercare un accordo con Letta oppure, come sembrerebbe preferire, aderire all’alleanza formata da Sinistra Italiana, di Nicola Fratoianni, e da Europa Verde, di Angelo Bonelli. Peccato che quest’ultimo avrebbe già posto un deciso veto a Possibile.

AZZURRI A SPASSO

Nel Centrodestra i maggiori movimenti riguardano Forza Italia dove i malumori per la crisi di Governo hanno causato pesanti strascichi. Nel volgere di pochi giorni hanno salutato Silvio Berlusconi già tre big, ossia i ministri Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Mara Carfagna, che si sono accasati – o che stanno per farlo – da Carlo Calenda il quale con Azione non avrà difficoltà ad assicurare loro un posto in Parlamento.

Dal Cavaliere, deciso ad evitare ulteriori addii da parte dei big del partito, è arrivato il via libera alle ricandidature dei sottosegretari, Giorgio Mulè e Giuseppe Moles. Tra quanti rischiano di restare a spasso, molti puntano il dito su Stefania Prestigiacomo e Renato Schifani. E proprio loro potrebbero, in queste ore, cercare di rivolgersi altrove per cercare di resistere alle prossime elezioni.

Chi ha già salutato Forza Italia e ha già fatto capire di essere pronto a nuove esperienze, anche al di fuori del Centrodestra, è Elio Vito che sembra aspettare soltanto la chiamata giusta.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 17:07
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