In Parlamento scatta quota 100. Nuovo record per i voltagabbana. Gli ex M5S Nitti e Aprile gli ultimi a cambiare casacca. La Occhionero è passata dal Misto a Leu a Italia Viva

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Potrebbe sembrare una battuta ma di fatto non lo è: il Parlamento è forse il luogo dove Quota 100 ha avuto più successo. Dopo neanche due anni di legislatura, infatti, già sono 100 – appunto – i cambi di casacca. In alcuni casi, addirittura, lo stesso parlamentare è passato da un gruppo parlamentare all’altro per due volte. Come nel caso di Giuseppina Occhionero (nella foto), eletta con Liberi e Uguali in Molise, iscritta in Parlamento al Gruppo Misto, passato poi, una volta raggiunto il numero legale, al gruppo di Leu e poi, infine, emigrata a Italia Viva, il partito messo in piedi da Matteo Renzi. Ma, come detto, non è l’unica.

in totale, infatti, sono 70 i deputati che, per una ragione o per l’altra, hanno cambiato bandiera, e 27 i senatori. Gli ultimi a emigrare sono stati due pentastellati: Michele Nitti e Nadia Aprile. Pochi giorni prima era toccato a un altro grillino: il senatore Luigi Di Marzio. Tutti passati al Gruppo Misto. La ragione? Difficile a dirsi. Certo è che parliamo di tre parlamentari che non hanno rispettato la promessa fatta di restituire i soldi al Movimento cinque stelle. Basta andare sul sito ufficiale dei pentastellati a riguardo, tirendiconto.it, per constatare che da mesi Nitti, Aprile e Di Marzio per le ragioni più variegate hanno deciso di non rendicontare né tantomeno restituire.

QUI CAMERA. Ovviamente, però, non ci sono solo ex pentastellati tra i transfughi. Partiamo dalla Camera dei Deputati. Il saldo negativo più corposo non spetta al Movimento, ma al Pd, complice anche la nascita di Italia Viva: il partito guidato da Nicola Zingaretti in poco meno di due anni di legislatura ha perso 25 deputati e solo due ne ha acquistati (uno dal Misto e uno da Liberi e Uguali, la Occhionero per l’appunto); il Movimento invece na ha persi 14: 13 sono andati al Misto e uno in Forza Italia. Parliamo di Matteo Dall’Osso. A proposito di Forza Italia: se ha guadagnato un seggio ben otto ne ha persi. Chi ha un bilancio positivo è Fratelli d’Italia.

Il partito di Giorgia Meloni ha un saldo di +3. Come nel caso di Davide Galantino, passato dal Movimento al Gruppo Misto prima di finire nelle braccia di FdI. Un po’ come Salvatore Caiata: eletto nel Movimento, messo subito fuori per un’inchiesta che lo riguardava in corso sin dai tempi delle elezioni politiche, iscritto da subito al Misto e finito per l’appunto in Fratelli d’Italia. Meno traumatico il passaggio di Galeazzo Bignami passato da Forza Italia ai cugini meloniani.

QUI SENATO. E a Palazzo Madama? Stesso identico andazzo. Il Pd ha perso 15 senatori (tra cui, tra gli altri, proprio Matteo Renzi…), il Movimento 10. Il saldo positivo, in questo caso, è della Lega, che guadagna rispetto al numero iniziale di membri del gruppo parlamentare, tre seggi. E parliamo, peraltro, di tre seggi che hanno fatto discutere e non poco. A passare con la Lega, infatti, sono stati tre senatori del Movimento cinque stelle: Stefano Lucidi, Ugo Grassi e Francesco Urraro, tutti nostalgici del governo gialloverde e, a quanto pare, acerrimi nemici dei giallorossi. Fa niente se metà di quell’esecutivo sia composto dagli stessi dell’esecutivo precedente. Finora, insomma, ancora non ci sono tripli salti carpiati. Ma il numero complessivo dei passaggi non è esiguo. Se si continua di questo passo si arriva con agilità a superare i 200 cambi di casacca. Numeri che fanno pensare che anche per questo motivo tagliare il numero dei parlamentari non è poi così sbagliato.