In ritardo e ridotti. Dei Sostegni non c’è traccia. Si lavora al decreto per gli aiuti che arriveranno però solo dopo Pasqua

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Il governo Draghi ha più di una gatta da pelare. Non solo deve mettere ancora a punto una chiara e netta strategia per fronteggiare l’andamento dell’epidemia, ma è alle prese pure con la grana della campagna vaccinale e, in ultimo, ma non per importanza, con la definizione delle misure per sostenere l’economia.

Mentre hanno preso il via una serie di riunioni tecniche per valutare se siano necessarie nuove strette alle misure contro la pandemia, si attendono novità sul decreto Sostegno con gli aiuti alle imprese che hanno subito i contraccolpi delle chiusure e alle famiglie in difficoltà, oltre ai nuovi fondi per la campagna di vaccinazione di massa. C’è da dire che nonostante le varie chiusure localizzate, gli ultimi ristori per gli italiani sono arrivati a dicembre.

Ma c’è di peggio. Perché nonostante i 32 miliardi di scostamento di bilancio lasciati in dote dal predecessore, Giuseppe Conte, se tutto va bene i prossimi soldi imprese, famiglie e partite Iva li vedranno dopo Pasqua. E per di più con importi probabilmente sforbiciati rispetto ai precedenti. Insomma una situazione difficile da gestire per il nuovo premier che proprio in occasione dell’8 marzo ha realizzato un videomessaggio: “La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita”.

Ha poi invitato “ognuno a fare la propria parte, a partire dal governo” che deve “moltiplicare ogni sforzo, non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide”. Adesso, ha aggiunto il premier, “non è il momento di dividerci, ma di dare una risposta alle tante persone che soffrono” e sui vaccini “aspettare il proprio turno è un modo anche per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli”.

Dunque Draghi chiede unità. Rivolgendosi anche a quelle Regioni che di fronte all’ipotesi di nuove chiusure e maggiori restrizioni proprio non ne vogliono sentire. Da un lato, infatti, si moltiplicano le zone rosse in ambito locale: al via oggi a Napoli, dal 10 le province di Fermo e Pesaro-Urbino, lunedì potrebbe toccare anche al Piemonte.

Dall’altro lato il governatore del veneto Luca Zaia avverte che al momento non sono previste ulteriori restrizioni oltre la zona arancione; il presidente della Liguria Giovanni Toti si dice “fermamente contrario” ad appesantire le misure. Dunque Regioni a ruota libera, il che significa che Supermario dovrà lavorare sodo per mettere tutti d’accordo.