Inchiesta lampo per Uggetti. Mai viste manette tanto veloci. Appena due mesi tra l’esposto e l’arresto

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La giustizia più rapida d’Italia abita a Lodi, nel cuore della Bassa padana. Basta rimettere in fila le date che emergono dall’ordinanza d’arresto del sindaco Simone Uggetti, l’erede politico del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Sono passati appena due mesi tra l’esposto di una funzionaria del Comune e le manette per il primo cittadino e per Cristiano Marini, l’avvocato alla guida della società che ha ottenuto l’affidamento delle piscine estive con un bando su misura. Entrambi sono accusati di turbativa d’asta. Un mese di intercettazioni telefoniche e ambientali, due mesi di indagini del pm Laura Siani, aiutata dalla Guardia di Finanza, e appena cinque giorni perché il Gip Isabella Ciriaco esaminasse le richieste d’arresto e firmasse la relativa ordinanza. Il tutto in una Procura senza procuratore capo. Quando si dice la bellezza dell’autogestione. Certo, l’ordinanza del Gip è di appena 29 pagine, praticamente un record di sintesi per un’inchiesta su reati contro la Pubblica amministrazione, ma merita comunque di essere letta perché aiuta a capire le polemiche che si sono immediatamente scatenate sulla fondatezza o meno delle esigenze cautelari. Uggetti in primavera vede bene di occuparsi in prima persona del bando e lo fa ricevendo, di fronte agli impiegati del Comune, l’amico Marini, che mette becco sui criteri.

PRESSIONI – L’istruttore della pratica, Caterina Uggè, l’unica che aveva titolo a gestire la redazione tecnica del bando, prima tenta di resistere alle presunte pressioni, poi in parte cede e alla fine ritira la firma, che viene messa dal suo superiore. L’avviso di gara viene pubblicato il 13 marzo, ma già l’8 marzo Uggè aveva depositato una denuncia alla Finanza per segnalare “una grave e illecita ingerenza” del sindaco e del suo amico Marini. Nell’ordinanza d’arresto, a pagina 3 c’è un passaggio estremamente emblematico: “la Uggè ha denunciato di aver percepito una certa pressione e di non essersi sentita a suo agio e che aveva comunque predisposto la bozza del bando che potesse andare incontro ai desiderata del sindaco”. E così fa ingresso nella casistica penale la categoria del “sentirsi a proprio agio”. Più avanti la funzionaria la mette ancora sul piano psicologico: “Gli incontri a due con il sindaco, seppure cominciavano con un clima di cordialità, proseguivano con un evidente atteggiamento autoritario e di superiorità che la mettevano a disagio, sotto pressione, arrivando addirittura a intimorirla, rendendola incapace di controbattere”.

INTRECCI – A ingarbugliare la vicenda c’è anche un particolare non banale. La sorella della denunciante gestisce una piscina e la notizia la si ricava dall’esposto stesso, perchè la Uggè racconta che il primo cittadino e Marini le avrebbero fatto balenare la possibilità di coinvolgere la sorella in una seconda fase. Uggetti e Marini però s’inguaiano da soli perché scoprono che sono sotto inchiesta e vanno nel panico. Senza sapere di essere contornati di cimici, straparlano di computer da formattare e si agitano per sapere dove vada a parare l’inchiesta. I magistrati valorizzano la frase del sindaco, che dice all’amico “Sono stato un coglione”. Ma a dire il vero il politico, in un’altra telefonata, si sfoga così: “Nella sostanza non abbiamo fatto nulla di male”. Al momento di giustificare gli arresti, il Gip ritira fuori la storia dei brutti modi di Uggetti “soggetto autoritario che può intimidire i testimoni”. Mentre a Marini gioca contro perfino il fatto di essere avvocato e quindi, insomma, uno che sa maneggiare i codici. Da brivido il passaggio finale dell’ordinanza: “Le personalità negative dei due imputati rendono verosimile che abbiano gestito la Cosa pubblica sistematicamente con modalità illecite”.

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di Gaetano Pedullà

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