Inchiesta sulla Lobby nera. Fiscalista nel mirino dei pm di Milano. Caccia alle “lavatrici” per ripulire i finanziamenti. Sequestrati al commercialista atti e documenti

Fanpage Fidanza
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C’è chi crede che l’inchiesta di Fanpage.it sulla ‘lobby nera’ sia tutta una montatura (leggi l’articolo). Peccato che a pensarla diversamente sembra essere la Procura di Milano che ha preso terribilmente sul serio quelle 100 ore di girato tanto che, dopo l’iscrizione nel registro degli indagati dell’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza (nella foto) e del ‘Barone nero’ Roberto Jonghi Lavarini, ieri ha messo sotto indagine anche Mauro Rotunno.

Si tratta di un commercialista, ritenuto dagli investigatori in stretti rapporti con Jonghi Lavarini, e ciò significa che l’indagine dei magistrati accelera e fa un salto di qualità. Proprio quest’iscrizione, infatti, mostra come gli inquirenti puntano ai presunti fondi opachi che sarebbero stati usati, sempre secondo la Procura, per finanziare la campagna elettorale per le amministrative milanesi del partito di Giorgia Meloni. Del resto che le cose stiano così lo si capisce anche dal fatto che il commercialista è stato perquisito dagli agenti della Guardia di Finanza che hanno sequestrato documenti, dispositivi informatici, email e messaggi. Tutto materiale che gli investigatori ritengono “interessante” e che potrà dare ulteriori spunti all’inchiesta che, tra le altre cose, ha messo in mostra una presunta “alleanza” tra esponenti dell’estrema destra, Fratelli d’Italia e Lega. Rapporti con ‘la galassia nera’ che hanno creato non pochi imbarazzi ai due partiti.

LE PERQUISIZIONI. Acquisizioni che, secondo i progetti dei magistrati milanesi, avrebbero dovuto riguardare anche la sede di ‘Ala Destra’, l’associazione di cui Rotunno sarebbe presidente, ma che non è stato possibile effettuare poiché l’organizzazione non sembra possedere alcuna sede. Quel che è certo è che gli investigatori, coordinati dai pubblici ministeri Giovanni Polizzi e Piero Basilone, stanno stringendo il cerchio sui principali protagonisti finiti al centro dello scoop di Fanpage con particolare riferimento, secondo quanto trapela in queste ore, sulla verifica delle dichiarazioni che Jonghi Lavarini ha fornito al cronista infiltrato. Parole gravi, specie quelle relative al presunto sistema di “lavatrici” usate per ripulire il denaro, che i magistrati intendono analizzare alla luce degli atti e dei documenti acquisiti per chiarire se si è trattato di pure e semplici millanterie oppure se corrispondono al vero e celano un “sistema” di finanziamento in nero.

NESSUN TAROCCO. Nel frattempo sull’inchiesta di Fanpage si sono scatenate sia le critiche di Fratelli d’Italia, il partito finito al centro della prima puntata andata in onda su La7, che quelle della Lega, protagonista della seconda. Da entrambi i partiti nei giorni scorsi si sono sollevate veementi proteste con la Meloni che, letteralmente per prima, ha tirato in ballo presunti “tagli” che sarebbero stati operati per mettere in cattiva luce Fidanza, il quale proprio per effetto del polverone suscitato dall’inchiesta giornalistica ha deciso di autosospendersi dal partito (leggi l’articolo).

Insomma una presunta montatura per la quale la leader di Fratelli d’Italia, convinta di poter smontare tutte le accuse contenute nel video, chiedeva di vedere tutte le “100 ore di girato”. Sfortunatamente per lei, ad occuparsi delle verifiche è la Procura che ha acquisito l’intera inchiesta di Fanpage trovando riscontri per i quali, secondo gli inquirenti, “quanto messo alla luce dalla video-inchiesta è pienamente in linea con la realtà”. Video in cui vengono tirati in ballo anche la neoconsigliera milanese di Fdi, Chiara Valcepina, e esponenti della Lega, tra cui il consigliere lombardo Max Bastoni, l’eurodeputata Silvia Sardone, l’ex europarlamentare Mario Borghezio e il consigliere di zona Stefano Pavesi.

Ma i nomi contenuti nell’intero girato sarebbero molti di più e per questo non si possono escludere ulteriori e inaspettati risvolti. Che le cose siano così lo si capisce dal fatto che già nella seconda puntata dell’inchiesta giornalistica, l’identità di quattro persone è stata omissata e che, secondo quanto trapela dalla Procura, uno di questi nomi sarebbe proprio quello del commercialista poi finito sotto indagine.

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