Dopo l’inchiesta di Fanpage la Procura di Milano indaga per riciclaggio e finanziamento illecito. Fondi neri per Fratelli d’Italia. A rapporto il camerata Fidanza

Fidanza Fanpage
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Prima l’inchiesta giornalistica sulla “lobby nera” di Fratelli d’Italia, poi quella giudiziaria. Dopo nemmeno 24 ore dalla pubblicazione del video di Fanpage (leggi l’articolo) che ha aperto un caso politico destinato a lasciare pesanti strascichi, soprattutto per il coinvolgimento dell’eurodeputato Carlo Fidanza (nella foto) che si è autosospeso, sulla vicenda scende in campo la Procura di Milano che ha aperto un fascicolo per finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio.

Si tratta di una mossa, quella dei magistrati milanesi guidati dal procuratore capo Francesco Greco, che potrebbe trasformarsi in uno tsunami giudiziario tanto che, per non lasciare nulla al caso, gli inquirenti sono intenzionati ad acquisire l’intero girato dell’inchiesta di Fanpage sui finanziamento sospetti della campagna elettorale milanese di Fratelli d’Italia. Proprio dalla visione del filmato integrale, secondo quanto filtra dall’ufficio giudiziario milanese non si possono escludere ulteriori accuse.

In particolare, sotto la lente d’ingrandimento dei pubblici ministeri Giovanni Polizzi e Piero Basilone ci sarebbe già una nuova ipotesi di reato ossia l’apologia di fascismo che sarebbe evidente alla luce di alcune frasi e di gesti mostrati nel video. A dare impulso all’inchiesta giudiziaria, la quale è coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, è stato l’esposto presentato da Europa Verde.

L’INFILTRATO. Del resto che la vicenda fosse destinata ad arrivare sul tavolo dei pm milanesi è apparso chiaro sin dai primi momenti in cui è stata pubblicata l’inchiesta di Fanpage, portata a termine da un giornalista sotto copertura. Un lavoro lungo e meticoloso per il quale il cronista, ormai tre anni fa, si è infiltrato nell’estrema destra milanese fingendosi un uomo d’affari interessato a finanziare la politica per ottenere vantaggi per il proprio business. Un lunghissimo arco di tempo nel corso del quale ha potuto documentare “esplicite battute razziste, fasciste e sessiste” ma soprattutto il presunto sistema di “lavanderia per pulire i finanziamenti in nero” ricevuti durante la campagna elettorale.

Al vertice di tutto, sempre secondo la ricostruzione di Fanpage, ci sarebbe Roberto Jonghi Lavarini detto il “Barone nero”, già condannato a due anni per apologia del fascismo. Un personaggio esterno al partito ma che avrebbe messo in contatto il giornalista in incognito con l’europarlamentare e capo delegazione di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza.

OMBRE NERE. Da quel momento – e di colpo – per il cronista si spalancano le porte di eventi e riunioni della campagna elettorale per le comunali di Milano e nelle quali i meloniani sostengono la candidatura al consiglio comunale dell’avvocata Chiara Valcepina. Proprio per questo al finto uomo d’affari, con cui ormai si è instaurato un rapporto di confidenza, arrivano le richieste di finanziare la campagna. A spiegarle è Fidanza: “Le modalità sono: versare nel conto corrente dedicato. Se invece voi avete l’esigenza del contrario e vi è più comodo fare del black, lei si paga il bar e col black poi coprirà altre spese”.

A spiegare il sistema delle “lavatrici” è, però, Javarini che afferma di aver già usato più volte simili stratagemmi. Come se non bastasse, nel corso del video si assiste anche ad alcuni incontri elettorali in cui il giornalista documenta battute su ebrei e neri, richiami nostalgici ad Adolf Hitler e sferzate contro il giornalista di Repubblica, Paolo Berizzi, finito sotto scorta proprio perché minacciato in passato dai neonazisti.