L’inflessibile Crimi non fa sconti a Radio Radicale. Passa solo il salva-archivio. Bocciata la mozione per la proroga di sei mesi. Ma la Fnsi si dice soddisfatta

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La linea del Piave per Vito Crimi è la frequenza di Radio Radicale. Il sottosegretario pentastellato, nonostante sia stato contestato da tutti per la scelta di non voler rinnovare neppure per sei mesi la convenzione tra il Mise e la storica emittente che si occupa dell’informazione parlamentare, è rimasto irremovibile sulle sue posizioni. Alla fine al Senato è passata così la mozione di M5S e Lega, che mira sostanzialmente a salvare solo l’archivio dell’emittente, ma paradossalmente la Federazione nazionale della stampa si è detta pure soddisfatta.

Come già anticipato, la mozione di maggioranza chiede di attivare una convenzione di tre anni al solo scopo di “concludere l’attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi anche antecedenti all’attivazione della prima convenzione del 1994, e per un importo che copra esclusivamente il costo del personale necessario allo svolgimento di detta attività”. Prevista poi una normativa di riferimento per assegnare il servizio, “in conformità ai più elevati standard tecnologici presenti sul mercato”, disciplinando anche “il periodo transitorio fino al completo espletamento della gara”.

Radio Radicale sembra così destinata a spegnersi. Crimi gongola: “Ben venga che per la prima volta un governo ha apportato un cambiamento. Uno choc al sistema per poi poterlo regolamentare bene”. E per la Fnsi l’approvazione della mozione è un “segnale importante” e occorrerà poi la proroga. Non sembra così chiaro che la partita appare ormai terribilmente chiusa.

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