Informativa al Parlamento il 9 aprile. Meloni prova a rianimare il governo in tilt

Giorgia Meloni finora silente parlerà e lo farà il 9 aprile con un’informativa in Parlamento con cui intende rilanciare l'azione di governo

Informativa al Parlamento il 9 aprile. Meloni prova a rianimare il governo in tilt

Nessun voto anticipato. La tentazione emersa nelle destre dopo la batosta referendaria è stata accantonata definitivamente. Anche per la presunta ostilità all’idea da parte del Colle in una difficile congiuntura internazionale come quella che stiamo vivendo. Lo hanno escluso i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e gli stessi Fratelli d’Italia il giorno prima. Ieri la conferma.

Giorgia Meloni finora silente parlerà e lo farà il 9 aprile con un’informativa in Parlamento. “L’informativa è un’opportunità che la presidente del Consiglio offre alle richieste di riferire sull’attività del governo, che comunque non si è mai interrotta con lo stesso impegno e la determinazione di sempre. Sarà l’occasione per raccontare cosa sta facendo sui dossier principali del governo e che, secondo noi, non sono le fantasie sul voto anticipato e rimpasti e che sono già alle nostre spalle. Questo sarà il tema dell’informativa”, ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.

Il rilancio dell’azione di governo

Meloni confermerà l’intenzione di arrivare fino a fine legislatura elencando le priorità del governo. A partire dal tema energia. Il governo potrebbe tornare a riunirsi in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile. L’ordine del giorno non è al momento ancora stato deciso, ma – secondo indiscrezioni – si starebbe valutando un nuovo intervento sui carburanti in vista della scadenza, martedì 7 aprile, del taglio varato lo scorso 18 marzo. Il giorno prima Meloni ha avuto un lungo incontro con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a Palazzo Chigi per fare un punto sulla situazione economica e i rincari dei prezzi.

La squadra

Non è escluso che la premier si presenti a Palazzo Madama e a Montecitorio con il completamento della squadra, ovvero con un ministro al Turismo al posto di Daniela Santanchè e magari con un sottosegretario alla Giustizia dopo il passo indietro di Andrea Delmastro. La decisione di optare per l’informativa e non per le comunicazioni ha irritato molto le opposizioni.

Opposizioni sulle barricate

“Denunciamo una fuga dal voto. Scegliendo l’informativa, anziché le comunicazioni, è evidente che la presidente del Consiglio non vuole che il Parlamento voti. È molto grave. Anche dopo le dichiarazioni su Sigonella del ministro della Difesa è utile che il Parlamento si esprima”, ha detto il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia.

“Abbiamo rammarico un po’ per le modalità, onestamente, perché tutti abbiamo chiesto che fossero comunicazioni quelle della presidente del Consiglio, così non saranno e questo ci dispiace onestamente”, ha dichiarato il presidente dei senatori del Movimento 5 stelle, Luca Pirondini.

“Giovedì – ha continuato l’esponente pentastellato – la ascolteremo fino in fondo. E non basteranno parole di circostanza. Deve riferire al Parlamento cosa sta accadendo dentro il suo governo, tra dimissioni, scarichi di responsabilità e un caos che non può essere liquidato come normale amministrazione. Le dimissioni di Daniela Santanchè, arrivate con tre anni di ritardo, e quelle di Andrea Delmastro per i suoi rapporti con persone nell’orbita della camorra, sono il simbolo di un sistema politico fondato sulla ‘protezione’ di Meloni che si sfalda mentre prova a raccontare stabilità”.

Mossa disperata

Alla decisione di recarsi in Parlamento c’è chi lega anche la spiegazione fornita in merito allo stop all’atterraggio di un bombardiere Usa a Sigonella. Una scelta che viene condivisa dall’opposizione che chiede, però, alla presidente del Consiglio di riferire in Aula pure su questo dossier. Una scelta, infine, che, secondo quanto comunica Palazzo Chigi, non cambia il rapporto tra Roma e Washington.

I rapporti rimangono “solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”, non si registrano “criticità né frizioni con i partner internazionali”. Insomma, il governo non si smarca dagli Usa di Donald Trump ma non c’è dubbio che la scelta su Sigonella possa voler rassicurare quanti hanno votato no al referendum sulla Giustizia anche per protestare contro l’accondiscendenza delle destre verso gli Stati Uniti e Israele.