Informazione, si cambia. Ma ora si aspetta il governo. Il cda approva il piano di Gubitosi con le due newsroom. Via libera a un disegno di legge e non al decreto d’urgenza

La Rai volta pagina. La riforma dell’informazione viene approvata dal cda di Viale Mazzini con 5 voti a favore e 3 contro (dei consiglieri Verro, Rositani e De Laurentiis). Il dg Luigi Gubitosi esulta: «Dopo 35 anni finalmente si riesce a cambiare, cade un muro invisibile ma storico». E aggiunge che l’informazione Rai ora sarà di qualità migliore, più aggiornata. Si arriverà a una redazione unica e con la riduzione da 6 testate a 2 si risparmieranno 70 milioni. Inoltre ci sarà una migliore utilizzazione dei giornalisti e del personale. Gubitosi ne è convinto. Ha fatto di tutto per lasciare il segno a Viale Mazzini. Per far sì che il suo pontificato non sia stato inutile. Il suo mandato scade tra pochi mesi, dopo che il bilancio, che presenterà ad aprile, verrà approvato dall’assemblea dei soci. Tuttavia, nonostante gli squilli di tromba, prima di gridare al successo bisognerà aspettare che la riforma sia operativa. Lo sarà tra fine anno e il 2016. Il tempo di rifinire gli ultimi dettagli e si parte. I brand delle testate sono salvi, ma sono troppi. Solo in Italia ci sono tanti tiggì. Ora però si apre la partita dei direttori.

DUE NEWSROOM
La rivoluzione del dg consiste nell’accorpamento delle testate giornalistiche in due Newsroom. La prima con Tg1, Tg2 e Rai Parlamento. La seconda con Tg3, RaiNews e Tgr. Da nominare (ma non lo farà Gubitosi) i due superdirettori. Mentre i tiggì avranno come referente i vice. In pratica si azzerano le cariche.

LA MOSSA DI RENZI
Un primo passo ma serve molto, molto più coraggio. Nel governo guardano con freddezza al piano di Gubitosi. Matteo Renzi vuole la riforma della governance del servizio pubblico. Appare tramontata l’idea del decreto legge. Il premier sembra intenzionato a portare un ddl in consiglio dei ministri al massimo tra due settimane. «Se vogliono un confronto nel merito – spiega il premier ai suoi interlocutori – io sono sempre disponibile ma se l’esame parlamentare mira solo a bloccarci useremo tutti gli strumenti per impedirlo».
L’obiettivo resta quello di ridisegnare non solo la governance ma l’intero servizio pubblico (nel 2016 scade la convenzione della Rai).
Curando in maniera particolare settori come la scuola e la cultura. L’idea della fondazione modello Bbc sarebbe un processo con tempi lunghissimi.
Nelle intenzioni del premier c’è una governance con un A.d., un direttore generale esecutivo e un comitato di controllo come cda.
Le ipotesi in campo per la nomina del cda, che ridurrà il numero dei membri a 5, sono varie, come l’elezione dei membri ad opera del Parlamento come avviene per i membri del Csm o per scelta dei presidenti delle Camere.