Ingorgo di leggi al Senato, alibi perfetto per la fiducia sulla Manovra. I tempi sono strettissimi. Dopo il passaggio a Palazzo Madama Montecitorio non toccherà palla

SENATO
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Tra i lavori sul decreto legge sul fisco, sommerso da 913 emendamenti, e la manovra da 219 articoli in arrivo, a Palazzo Madama si rischia un ingorgo che di fatto strozzerà l’esame parlamentare sulla legge di Bilancio (leggi l’articolo). La manovra avrebbe dovuto essere trasmessa alle Camere entro il 20 ottobre. Ma i ritardi, con la riscrittura del testo da parte del Governo dei Migliori, si sono accumulati. L’apertura della sessione di bilancio in Senato non sarà oggi ma solo martedì.

Quando l’Aula tornerà a riunirsi con all’ordine del giorno le comunicazioni del presidente sul contenuto della manovra e il parere della quinta commissione. Dopo l’apertura della sessione in Aula, le commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento svolgeranno congiuntamente le audizioni di soggetti istituzionali, associazioni e categorie. La Bilancio sceglierà i relatori e, concluse le audizioni, avvierà la discussione generale. Si parla di fissare il termine degli emendamenti intorno a lunedì 29 novembre.

I tempi sono stretti, anzi strettissimi e si profila una sorta di monocameralismo di fatto nell’esame del provvedimento. A denunciare la situazione è stato anche un partito ultrà draghiano come quello renziano. “Lancio un allarme: bisogna mettere mano al funzionamento pratico e spicciolo delle nostre istituzioni, la Camera su questa manovra non toccherà palla, così come l’anno scorso è successo al Senato, è un’anomalia, come il fatto che i provvedimenti ci mettano un mese e mezzo a passare dal governo al Parlamento. Forse c’è qualcosa da mettere a posto, nella sala macchine della Repubblica”, ha dichiarato il presidente della Commissione Finanze di Montecitorio ed esponente di Italia Viva, Luigi Marattin.

Sulla questione interviene anche il presidente della Camera, Roberto Fico. “Anche io chiedo che la legge di Bilancio venga portata all’esame delle Camere il prima possibile per discuterla, per far sì che il Parlamento possa davvero dire la sua in modo profondo. È chiaro che noi, nel nostro Paese, sul bicameralismo dobbiamo riuscire a migliorare i tempi per far sì che le Camere possano lavorare al meglio entrambe su tutti i provvedimenti”. E che anche quest’anno non si riuscirà a farlo è opinione comune. Attaccano dall’opposizione FdI e il senatore, ex M5S, Mattia Crucioli.

Giorgia Meloni vi legge un disegno premeditato: “Il Parlamento in Italia – dice – è silenziato. Il Pnnr è arrivato un’ora prima del voto e sta per accadere la stessa cosa con la manovra. Il Governo è fuori tempo massimo e non mi convince sul fatto dell’incapacità di scriverla. è una tattica: la maggioranza è troppo eterogenea, Draghi ha il problema di mettere tutti d’accordo, così il Parlamento non avrà tempo per dire la sua”.

DISCUSSIONI INESISTENTI. Crucioli non esclude che alla fine anche la manovra verrà blindata con l’ennesimo voto di fiducia. “Ormai il Governo – dice a La Notizia – ostenta il disprezzo per qualunque forma di democratica discussione. Nel paese vieta le manifestazioni di protesta, in Parlamento non ammette modifiche di quanto stabilito in esecuzione dell’interesse di banche, multinazionali e poteri stranieri. Con le fiducie a raffica, i decreti da convertire ad horas e i partiti soggiogati non è che le discussioni parlamentari siano strozzate, sono proprio inesistenti”.