Intergruppo pure a destra. L’ultima furbata della Meloni. FdI è rimasta all’opposizione per lucrare consensi. Ma vuole coordinarsi con gli alleati in maggioranza

GIORGIA MELONI
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Giorgia Meloni nun ce sta’, come si dice a Roma e fa la copiona. Il centrosinistra, Cinque Stelle, Pd e Leu si fanno l’intergruppo? E io faccio peggio. Faccio l’intergruppone per l’attuazione del programma (che non c’è), dice la Sora Mostacciana (dal quartiere di Roma dove abita). Insomma, non è che ieri la sua uscita abbia sorpreso molto perché, uno dice, ad una mossa ha reagito con una mossa uguale e contraria. Anche se la struttura non sembra molto omogenea, a livello decisionale, perché Salvini e Berlusconi sono al governo e lei all’opposizione. Vero.

Ma la cosa esula i limiti prosastici della mera imitazione per raggiungere i lidi – e questo le va riconosciuto – della scaltra furbizia sia pur periferica. Infatti, come abbiamo già scritto, la Meloni con la scelta dell’Aventino s’è fatta ricca. Spiego. Non solo così si pappa tre importanti commissioni, per diritto e/o prassi, che spettano alla opposizione e cioè la Vigilanza Rai, le Autorizzazioni e il Copasir (che si occupa di Servizi), ma diviene candidata naturale a gestire il consenso elettorale di un centrodestra che vede in lei l’unica non traditrice. E poi si consideri che queste commissioni ora sono tutte occupate da presidenti degli alleati, Forza Italia e Lega.

A questo ora si aggiunge la proposta dell’intergruppo del centrodestra che non è solo frutto di un riflesso condizionato, ma mira a ben altro e cioè a controllare le candidature locali della coalizione – sospesa a livello nazionale ma non sui territori – in vista delle prossime elezioni comunali, tra cui grandi città come Roma, Milano, Torino. Non per niente la scaltra Meloni ha già piantato la prima grana proprio sulla Capitale, dove l’ultima volta fu sconfitta da Virginia Raggi al secondo turno. Infatti, nella all’ombra del Colosseo, la leader di FdI, ha proposto uno sconosciuto, Andrea Abodi, manager a capo dell’Istituto per il Credito sportivo.

Subito Maurizio Gasparri e tutta Forza Italia hanno contestato la decisione, ma lei il nome l’ha sganciato. Almeno che non si tratti di uno specchietto per le allodole, qualora la Meloni – che al momento lo ha escluso – non rivaluti l’ipotesi di candidarsi personalmente a fare il sindaco della sua città. Sarebbe un modo per rafforzare il suo potere in attesa dell’agognatissimo ministero che le è sempre – finora – svolazzato dalle mani. Potrebbe essere tuttavia anche un “Piano B” se le cose andassero male per il centrodestra.

Ed in effetti, a ben considerare, il vero sconfitto del triumvirato del centrodestra è Salvini che però detiene la maggioranza delle azioni nella coalizione. I suoi tre ministri non sono “suoi”: infatti Giancarlo Giorgetti è il suo competitor naturale nella Lega, Massimo Garavaglia è giorgettiano ed infine Erika Stefani rappresenta la potente corrente veneta di Luca Zaia. E Mario Draghi ieri non si è lasciato certo sfuggire questa debolezza interna dell’ex ministro dell’Interno per infierire nel discorso sulla fiducia al Senato dicendo che “non c’è sovranità nella solitudine”. E se a questo si somma che sull’euro ha dovuto ingoiare il rospo e che sui migranti tace pur facendo grande fatica, abbiamo la fotografia di una Lega in cui sono avvenuto grossi cambiamenti interni dovuti al riposizionamento europeista condizione indispensabile per entrare in un esecutivo Draghi.

Insomma Giorgetti è tornato in auge e Salvini è stato messo in disparte. In effetti Fratelli d’Italia ha una collocazione ideale con l’ex presidente della Bce e l’ha anche Fratelli d’Italia, all’opposizione. L’unica che ha dovuto cambiare tutto è stata proprio la Lega, trasformatasi in europeista. In questo scenario così complesso sia per il paese che interno al centro – destra è ovvio quindi che la Meloni abbia dovuto muoversi rapidamente per controllare le candidature in vista delle elezioni. Cosa succederà ora è difficile dirlo. La Meloni la sua partita se la sta giocando con la consueta scaltrezza e l’unico rimasto al palo è proprio il mitico Capitano buggerato proprio dall’anziano alleato e dalla giovane – a suo paragone – partner.

Insomma, Giorgia in questo momento sta costruendosi il suo futuro di leader del centrodestra, con una serie di mosse forzate, che negli scacchi si chiamano “combinazioni”, piuttosto prevedibili ma indubbiamente efficaci. Da notare che ha detto di voler fare “patriottica opposizione” – e a parte il termine inutilmente rinascimentale – ha aggiunto che però ci sarà per votare quelle proposte governative utili all’Italia e agli italiani. Quindi si sta creando anche un collegamento di responsabilità ed autorevolezza sia nei confronti di Draghi che nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Se Salvini non prenderà contromisure sia dentro il suo partito che nella coalizione vedremo rapidamente tramontare la sua stella verde. Che in un esecutivo europeista, in effetti, non ha alcun senso.

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