L’inutile referendum sulla legge elettorale. Salvini si aggrappa alla Consulta. Oggi il verdetto sull’ammissibilità del quesito. Ma per tornare al Mattarellum serve una legge ad hoc

di Laura Tecce
Politica

“Mi aspetto che gli italiani possano scegliere sulla legge elettorale del loro Paese, mi auguro che la Consulta dia la parola al popolo come deve essere e non venga loro sottratto questo strumento di democrazia. Una legge elettorale maggioritaria garantirebbe efficienza, modernità, stabilità, concretezza”. Parola di Matteo Salvini. Il leader della stessa Lega che nel 2005 abolì proprio il sistema maggioritario per varare la legge Calderoli, passata alla storia come Porcellum e definita una porcata dal suo stresso ideatore che, peraltro, ieri ha dichiarato di aver depositato al Senato lo scorso 8 ottobre l’ennesima proposta per la reintroduzione del Mattarellum. Nostalgia degli anni ‘90, evidentemente.

“E’ tutto già pronto, è tutto nero su bianco al Senato. Ora basta dire un sì o un no per avere subito una legge che bilanci la rappresentatività con la governabilità e che funzioni perfettamente. Cosa aspettiamo?”. Peccato che proprio il Porcellum abbia sostituito il Mattarellum… Quest’ultimo invocato a gran voce non solo dal vice presidente di Palazzo Madama ma dallo stesso Salvini e a ruota dal suo numero due, Giancarlo Giorgetti, che ha invitato tutte le forze politiche ad un confronto sul vecchio sistema di voto, una “mediazione sensata” a Pd e M5S. Appello che, al momento, non viene raccolto dai giallorossi che martedì hanno incardinato il Germanicum (proporzionale con sbarramento al 5%) in commissione Affari costituzionali alla Camera. Tutto in attesa della pronuncia della Camera di Consiglio dell’Alta Corte, che oggi dovrà decidere sull’ammissibilità o meno della richiesta di consultazione popolare promossa dalla Lega e sostenuta da otto consigli regionali (di centrodestra) per chiamare i cittadini a decidere se abrogare la parte proporzionale del Rosatellum.

In sostanza, se il referendum dovesse svolgersi e dovessero vincere i sì, si avrebbe una legge elettorale fortemente maggioritaria, con soli collegi uninominali. Un sistema simile a quello inglese che, secondo diversi osservatori esperti in materia, non è affatto detto che avvantaggerebbe il partito del Capitano, tanto più al sud. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina, diceva il Divo Giulio Andreotti, e forse è questo il vero motivo che si cela dietro il rilancio a sorpresa del Mattarellum. Un ripensamento che comunque potrebbe costare ai contribuenti la bellezza di 350 milioni di euro – a tanto ammonta il costo per lo svolgimento di un referendum in Italia -. A sostenere le ragioni della Lega davanti alla Consulta a sostegno del pronunciamento popolare lo stesso Roberto Calderoli, che ieri ha assistito alla Camera di consiglio in cui gli avvocati delle regioni proponenti e i legali delle associazioni contrarie hanno esposto ai giudici costituzionali le ragioni pro e contro la consultazione.

“La mia impressione è molto positiva. La relazione è stata assolutamente oggettiva e fedele ai contenuti del referendum” ha affermato in proposito l’esponente del Carroccio, che definisce invece “inconsistenti” le ragioni dei contrari e “molto forti” quelle dei proponenti. Piena fiducia nell’esito: “Confido che venga data al popolo la possibilità di una legge elettorale che consenta a chi vince di governare”. Del resto lo stesso Giorgetti ha ammesso che “i partiti sono emanazione personale delle leadership. E noi vogliamo ripristinare un sistema elettorale che era stato immaginato per un mondo che non esiste più? Davvero la paura di Salvini può spingerci a tanto?”. La Lega ormai gioca a carte scoperte.