Un’inchiesta militare americana, i cui contenuti sono stati pubblicati dalla Reuters, afferma che potrebbero essere stati proprio gli Stati Uniti di Donald Trump a colpire la scuola femminile di Minab, nel sud dell’Iran, causando una vera e propria carneficina.
Per l’agenzia di stampa internazionale, in un articolo in cui vengono citate fonti a conoscenza del dossier ma che hanno chiesto l’anonimato, si tratterebbe ancora di un’ipotesi preliminare, ma tutti gli elementi fin qui noti farebbero pensare a una responsabilità diretta delle forze degli Stati Uniti.
Indagine aperta, verità ancora lontana
Due funzionari statunitensi, parlando in forma anonima alla Reuters, hanno raccontato l’inchiesta portata avanti dagli investigatori militari e che imbarazza Washington. Per il momento, spiegano, è altamente “probabile” la responsabilità americana nell’attacco, ma non ancora certa al cento per cento a causa delle tante ombre che aleggiano su quello che, almeno fino ad ora, tanti hanno definito come “un’incidente”.
Tra gli aspetti ancora da chiarire c’è quello su quale quale tipo di munizione sia stata utilizzata, e anche su chi abbia materialmente lanciato l’attacco.
Come noto la scuola femminile di Minab è stata centrato sabato, proprio nel primo giorno delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro Teheran. A dir poco pesante il bilancio delle vittime che, secondo le ultime informazioni, sarebbe di almeno 175 morti, molti dei quali minorenni, e centinaia di feriti. Numeri shock forniti dal governo di Teheran, ma che non sono affatto certi perché non è stato possibile effettuare una verifica indipendente.
Le parole del Pentagono e la conta delle vittime
Due giorni fa il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, aveva già confermato che l’esercito stava indagando sull’incidente, senza, però, aggiungere molto altro. Un silenzio che è subito sembrato irrituale e che, come si suol dire, sembrava suggerire il forte imbarazzo di Washington davanti a questa immane carneficina.
Ben diversa la posizione dell’Iran con l’ambasciatore di Teheran all’Onu a Ginevra, Ali Bahreini, che si è subito detto convinto che l’attacco avrebbe provocato “centinaia di vittime innocenti”, puntando il dito sulle forze aeree di Usa e Israele.
Caso chiuso? Nient’affatto. Come puntualizzano le due fonti alla Reuters l’indagine americana non è ancora chiusa e non si esclude che nuove prove possano cambiare lo scenario.