Ormai da tre giorni, in Iran e in tutto il Medio Oriente il tempo viene scandito dai missili che seminano morte e distruzione. Una guerra che peggiora di ora in ora, con l’esercito americano e quello israeliano che martellano le principali città dell’Iran, mentre Teheran risponde lanciando selve di missili contro Tel Aviv, Gerusalemme e le principali capitali arabe.
Botta e risposta Trump-Larijani
Un conflitto che per il presidente americano Donald Trump potrebbe durare “almeno quattro settimane” ma che potrebbe concludersi se le autorità persiane dovessero decidersi a negoziare. Del resto, come spiegato dal tycoon in un intervista ad Abc News, “un anno fa avrei accettato le proposte iraniane ma, dopo il successo dell’operazione in Venezuela (in cui è stato catturato Nicolas Maduro, ndr), siamo diventati viziati”, al punto da non voler accettare alcun compromesso.
Parole che sottintendono che il regime di Teheran non abbia altra scelta che accettare una resa incondizionata, per loro inaccettabile perché decreterebbe la fine della repubblica islamica. Malgrado ciò, Trump ha poi aggiunto che “qualcuno all’interno del governo iraniano mi ha contattato” per trattare.
Indiscrezioni che sono state seccamente smentite dal segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, Ali Larijani, secondo cui “l’Iran non negozierà” con gli Usa finché continueranno a piovere bombe. Lo stesso ha poi rincarato la dose dicendo che la crisi è stata causata da Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che hanno fatto “sprofondare la regione nel caos con false speranze” e che “ora sono preoccupati per le perdite di truppe che subiranno”. Del resto, aggiunge Larijani, “l’Iran, a differenza degli Stati Uniti, si è preparato per una lunga guerra e la vinceremo”.
Hezbollah apre un secondo fronte
Ma al di là delle dichiarazioni del regime, che appare ormai spalle al muro e senza alcuna reale via d’uscita, a parlare sono i missili e le bombe che continuano a cadere dal cielo. Nelle ultime 24 ore gli attacchi si sono concentrati soprattutto su Teheran, dove sono state colpite installazioni militari, la sede della tv di Stato e sedi istituzionali, causando almeno 550 morti dall’inizio del blitz. Raid statunitensi durante i quali sono stati abbattuti tre jet statunitensi, modello F-15E Strike Eagle, e sarebbero morti almeno quattro militari americani.
Ma proprio l’abbattimento dei caccia si è tinto di giallo perché, da un lato, l’Iran sostiene di averli abbattuti, mentre per il Pentagono si sarebbe trattato di un incidente con “le difese aeree del Kuwait” che, impegnate a contrastare eventuali attacchi iraniani, per un mero “errore” avrebbero colpito i tre caccia. Un conflitto che si sta regionalizzando sempre più. Dal Libano, infatti, i miliziani di Hezbollah hanno lanciato missili contro Israele – per la prima volta dal 2024, quando è stata sancita la tregua – scatenando la furia dell’Idf, che ha risposto bombardando Beirut e paventando un piano per condurre una “vasta operazione di terra” nel Paese confinante.
Il Medio Oriente brucia
Motivo che avrebbe spinto Netanyahu a mobilitare 100 mila riservisti da utilizzare in caso di ulteriore escalation. Peccato che questa sia già in corso, perché il regime iraniano, che sente vicina la sua fine, sta sparando contro tutto e tutti. Nel volgere di poche ore la base aerea britannica di Akrotiri, a Cipro, è stata colpita da almeno due droni, mentre per tutto il giorno si sono susseguite forti esplosioni a Dubai e ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e a Doha, in Qatar. Attacchi iraniani che hanno riguardato anche un’importante base militare americana in Bahrein, sede della Quinta Flotta della Marina degli Usa, e un’altra in Kuwait.
Un’ondata di attacchi con cui Teheran spera di seminare il caos, colpendo quelli che reputa “complici” degli attacchi statunitensi, e con cui vorrebbe ribadire la sua “determinazione” per scoraggiare eventuali rappresaglie da parte dei Paesi arabi confinanti. Una mossa che però rischia di ritorcersi contro Teheran, perché gli Stati del Golfo si sono impegnati a difendersi reciprocamente se gli attacchi non cesserrano.
Il Pentagono sbugiarda Trump: “Falso che l’Iran stesse per attaccarci”
Ma in questa crisi a far rumore è anche il briefing a porte chiuse al Congresso degli Usa, di cui ha dato conto Reuters, in cui sarebbe stata smentita la narrativa con cui Trump ha giustificato l’attacco. Secondo l’agenzia stampa, i funzionari del Pentagono avrebbero detto che “non c’erano informazioni di intelligence che suggerissero che l’Iran avesse intenzione di attaccare per primo le forze statunitensi”.
Peccato che proprio questa motivazione sia stata ribadita per giorni dal tycoon che, al contrario, sosteneva di avere prove che Teheran si stesse preparando a lanciare attacchi contro le forze statunitensi schierate in Medio Oriente e che per questo avesse deciso “raid preventivi per impedirlo”.