Proprio poche ore prima dell’apertura delle urne americane per le elezioni di metà mandato, la situazione in Iran torna a infuocarsi. Nella notte, infatti, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, le forze statunitensi hanno condotto un attacco limitato all’isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. A raccontarlo è il quotidiano americano, che ha interpellato alcuni funzionari Usa per chiedere lumi dopo le notizie diffuse dai media iraniani, secondo cui sull’isola erano state udite diverse esplosioni.
Secondo i funzionari sentiti dal quotidiano americano, il raid della scorsa notte è l’ultimo di una serie di attacchi limitati che Washington ha condotto segretamente nelle ultime settimane contro l’Iran. Altri funzionari interpellati dai media americani hanno poi precisato che i raid, messi a segno alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, non indicano una ripresa delle operazioni militari su vasta scala contro l’Iran. Anzi, secondo le fonti, si tratterebbe di attacchi condotti per ragioni di autodifesa, in risposta ai tentativi dell’Iran di colpire il traffico marittimo e obiettivi Usa.
Trump sfida l’Iran a poche ore dalle elezioni di metà mandato
Quel che è certo è che la situazione sembra sempre più vicina all’escalation. Nella notte, a poche ore dall’apertura delle urne, il presidente Donald Trump ha nuovamente gonfiato il petto, dichiarando: “Abbiamo sferrato un duro colpo, annientando la loro marina: ben 159 navi. Ma non si può parlare di una guerra nel senso tradizionale del termine. È una sorta di guerra, sì. Potrebbe degenerare se non dovessero raggiungere un accordo, ma loro desiderano ardentemente un’intesa”.
Il tycoon, parlando con Sean Hannity su Fox News, ha poi aggiunto che “ci sono ottime probabilità di arrivare a un accordo. Certo, loro vorrebbero vincere. Ma il punto è questo: noi agiamo da una posizione di totale forza. Possiamo chiudere la faccenda in qualsiasi momento. Se posso arrivare a un accordo, preferisco farlo: salverebbe molte vite”. Secondo Trump, gli Usa non sono in guerra contro l’Iran, una tesi che appare paradossale alla luce degli attacchi militari in corso. A sostegno della propria posizione, il presidente ha citato come paragone “la Prima o la Seconda guerra mondiale. Quando è stata l’ultima volta che ci avete visto combattere contro di loro? Passano mesi e mesi, noi parliamo. Loro non si trovano in una buona posizione negoziale. La loro economia sta crollando per colpa nostra. Hanno un’inflazione del 301%. Non hanno denaro, non pagano i soldati, non pagano le forze di polizia. Non siamo in guerra, capite? Nessuno direbbe che siamo in guerra”.
La tesi surreale sulla guerra e sugli attacchi contro Teheran
Nel corso della stessa intervista, Trump ha poi aggiunto: “Insomma, quand’è stata l’ultima volta che abbiamo sparato un colpo? Non è questo il caso, vero? È una forma di scontro molto blanda”. Il presidente ha infine sostenuto che i 30 miliardi di dollari spesi nel confronto con Teheran “sono briciole, perché abbiamo recuperato quella cifra molte volte tanto, solo con il Venezuela”. Ha poi citato la Groenlandia, che a suo dire vale “5.000 miliardi di dollari”, definendo la spesa irrisoria rispetto al denaro generato dagli Stati Uniti. “Inoltre, da quando sono entrato in carica, abbiamo creato un valore pari a 25.000 miliardi di dollari. 25 trilioni. Rifletteteci: nessuno ne ha mai sentito parlare. Nessun altro Paese ha fatto ciò che abbiamo realizzato noi negli ultimi due anni. 25 trilioni di dollari di ricchezza… nessuno ha mai fatto nulla del genere”.