Urne aperte per le midterm, Trump trema: i repubblicani rischiano il tracollo e l’Iran vede avvicinarsi la ripresa delle ostilità

Elezioni midterm USA 2026, Trump rischia una débâcle. Repubblicani in tilt, Bannon evoca la guerra civile e cresce la tensione con l'Iran

Urne aperte per le midterm, Trump trema: i repubblicani rischiano il tracollo e l’Iran vede avvicinarsi la ripresa delle ostilità

Dopo tanta attesa e infinite polemiche, da questa mattina negli Stati Uniti sono aperte le urne elettorali per rinnovare l’intera Camera dei rappresentanti e anche un terzo del Senato. Un appuntamento, quello delle elezioni di metà mandato, che tiene il mondo con il fiato sospeso perché, di fatto, sarà un referendum su Donald Trump e sulle sue scelte politiche. Al di là delle dichiarazioni di facciata che il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato nelle ultime settimane, dicendosi tranquillo e sicuro della vittoria, la sensazione è che i repubblicani, che al momento hanno la maggioranza in entrambe le Camere, rischino una pesante sconfitta.

Urne aperte per le midterm negli Stati Uniti

Per rendersene conto, basta guardare ai sondaggi dei diversi istituti americani, che concordano sul fatto che il gradimento per Donald Trump è ai minimi storici, con percentuali comprese tra il 33% e il 37%, e che i democratici sono in largo vantaggio anche negli Stati a trazione repubblicana. Certo, si tratta di rilevazioni e il risultato delle urne potrebbe essere molto diverso, ma sono più che sufficienti per scatenare il panico nel quartier generale dei repubblicani. Al momento, sempre secondo esperti politici e sondaggi, per mantenere il controllo della Camera il partito fedele a Trump avrebbe bisogno di un “miracolo”, mentre al Senato i conservatori potrebbero resistere.

A sostenerlo è il Washington Post, che fa notare come, negli Stati chiave per la Camera alta, i democratici siano in vantaggio, ma con uno scarto esiguo. Una situazione di totale emergenza per il partito conservatore americano, che trova riscontro nelle parole di Steve Bannon, che, analizzando i testa a testa elettorali, individua diverse criticità che lo “preoccupano”. L’ex ideologo del tycoon, un tempo controverso stratega della Casa Bianca, è pessimista, tanto da aver dichiarato che all’indomani del voto scoppierà una “guerra civile” all’interno dei repubblicani.

Per Trump una vigilia del voto agitata

Insomma, tutto lascia pensare che il partito conservatore rischi una batosta elettorale. Proprio per questo, in una vigilia surreale, il presidente Trump ha manifestato un certo nervosismo, chiedendo ai propri sostenitori di “andare a votare”, perché “nessuno ha mai fatto quello che abbiamo fatto noi con il Maga. Quello che abbiamo fatto è incredibile”. Durante un comizio in Iowa, il presidente americano ha detto che “se i democratici vincono ci sarà una depressione come quella del 1929”, per poi tornare a promettere, senza spiegare dove troverà i soldi, una donazione da 5mila dollari a ogni cittadino statunitense, a condizione che i conservatori vincano le midterm.

Ma non contento, ha poi rilanciato temi a dir poco anacronistici, con l’evidente tentativo di serrare le fila dei propri sostenitori: “Questo è il mio trentesimo comizio, e chiudo in bellezza. L’ho fatto per un solo motivo: impedire ai comunisti che odiano l’America e agli jihadisti di prendere il controllo degli Stati Uniti”. A chi gli chiedeva come finiranno le midterm, il tycoon ha tagliato corto: “Vinceremo con un margine schiacciante”.

Il dossier iraniano e i timori degli alleati della Nato

Tutte dichiarazioni a cui, però, sembra non credere neanche Trump. Infatti, in un’intervista al New York Post, ha detto che “se non dovessimo vincere, metterò il veto a tutto (…) diventerò Mr. Veto”. Una minaccia volta a scoraggiare gli elettori democratici perché, se davvero dovesse comportarsi così, la politica americana finirebbe sostanzialmente in una situazione di stallo, bloccata dai veti incrociati.

Quel che è certo è che, in caso di disfatta, secondo Politico, a farne le spese saranno soprattutto gli alleati europei e della NATO, ma soprattutto l’Iran. Questo perché, in qualità di comandante in capo, avrebbe molti meno problemi a portare avanti la sua politica estera rispetto alle riforme interne, che richiederebbero l’approvazione dei democratici.

Proprio per questo, i leader della NATO sono preoccupati, secondo la testata americana, in vista di possibili attacchi all’organizzazione che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, ha assicurato la pace in Europa. Ma le conseguenze peggiori le subirebbe Teheran. A sostenerlo è Axios, che cita una fonte anonima secondo cui “se Trump si sentirà imbarazzato farà qualcosa di audace”, con il rischio di nuovi raid contro l’Iran. Una situazione che è ben chiara alla Guida suprema Mojtaba Khamenei, che, ormai rassegnato a una nuova guerra, ha detto che l’Iran risponderà “a qualsiasi minaccia senza restrizioni geografiche”.