L’atto porta la data del 12 novembre 2024 e la firma dell’Avvocatura generale dello Stato, che a nome del presidente del Consiglio chiese alla Corte costituzionale di dichiarare inammissibile o infondata la questione sollevata dal Tribunale di Firenze e di lasciare in piedi il divieto che chiude la procreazione assistita alle donne single, perché una famiglia ad instar naturae, modellata sulla natura, sarebbe il luogo “più idoneo per accogliere e crescere il nuovo nato”.
La Consulta, con la sentenza 69 depositata il 22 maggio 2025, respinse le eccezioni del governo, salvò il divieto come scelta non manifestamente irragionevole e consegnò al Parlamento una precisazione che pesa: per la Costituzione il legislatore è libero di aprire l’accesso anche alle famiglie monoparentali. Ora quella precisazione ha 50.000 firme.
La proposta di legge di iniziativa popolare “Pma per tutte”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e partita l’11 giugno, ha superato con firme online e cartacee la soglia fissata dall’articolo 71 della Costituzione: oltre 50 associazioni, più di 800 volontari ai tavoli di 30 città, 65 iniziative fra banchetti ed eventi. A novembre arriverà in Parlamento per riscrivere anzitutto l’articolo 5 della legge 40 del 2004, quello che riserva le tecniche alle “coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi”.
Una legge smontata, tranne un articolo
Quell’articolo è sopravvissuto a tutto. La Consulta ha cancellato nel 2009 l’obbligo di impiantare tutti insieme al massimo tre embrioni, nel 2014 il divieto di eterologa, nel 2015 l’esclusione delle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, e nel 2023 ha permesso alla donna rimasta sola di farsi impiantare l’embrione già formato con l’ex compagno, eppure sull’articolo 5 si è fermata due volte, con la sentenza 221 del 2019 sulle coppie di donne e con la 69 sulle single, rimandando ogni volta la decisione proprio lì dove la maggioranza la tiene ferma. La logica è storta: una donna può diventare madre da sola, purché un uomo abbia firmato prima.
Il governo intanto ha preso la direzione opposta. Il 16 ottobre 2024, meno di un mese prima dell’atto dell’Avvocatura, il Senato approvava in via definitiva la legge 169, che rende perseguibile la maternità surrogata anche quando un cittadino italiano vi ricorre all’estero, il cosiddetto reato universale.
Le firme fuori dal palazzo
Fuori dal palazzo la discussione corre da anni. Il giorno della sentenza Ermanno Greco, presidente della Società italiana della riproduzione parlò di un’occasione persa per eliminare “una inaccettabile discriminazione”. In Francia la legge di bioetica del 2 agosto 2021 ha aperto la procreazione assistita alle coppie di donne e alle donne sole, e secondo la mappatura della Coscioni sono 32 i Paesi europei che la consentono alle single. L’Italia resta fra quelli che chiedono alle proprie cittadine un volo e un conto in una clinica straniera.
In quell’aula, l’11 marzo 2025, c’era anche Filomena Gallo, segretaria nazionale della Coscioni, come avvocata delle donne che chiedevano di accedere alle cliniche. Adesso scrive che l’iniziativa popolare è “un diritto costituzionale, non una formalità da archiviare”. Il governo, due anni fa, ha messo la sua firma su un atto per tenere in piedi quel divieto, e adesso ne arrivano cinquantamila dall’altra parte: la maggioranza potrà anche lasciarle in un cassetto, solo che stavolta dovrà spiegare a ciascuna perché una famiglia vale di più quando somiglia alla natura.