“In Iran voglio la vittoria totale”, Trump spaventa Khamenei. Ma Teheran non si piega e promette: “Se attaccati, colpiremo le basi Usa in Medio Oriente”

“In Iran voglio la vittoria totale”, Trump spaventa Khamenei. Ma Teheran promette: "Se attaccati, colpiremo le basi Usa in Medio Oriente"

“In Iran voglio la vittoria totale”, Trump spaventa Khamenei. Ma Teheran non si piega e promette: “Se attaccati, colpiremo le basi Usa in Medio Oriente”

A sentire le ultime dichiarazioni di Donald Trump, sembra proprio che sull’Iran i giochi siano fatti, con un attacco degli Stati Uniti contro il regime della Repubblica islamica che appare ormai scontato. Il leader della Casa Bianca, infatti, in un’intervista a CBS Evening News ha prima affermato con risolutezza di aver “interrotto” le relazioni con il governo di Teheran e poi ha rinnovato le sue minacce, sostenendo di essere pronto a “intraprendere azioni molto forti” se le autorità iraniane dovessero iniziare a impiccare i manifestanti antigovernativi.

Lo stesso tycoon ha quindi chiesto ai civili di continuare a manifestare “per riprendere il controllo del Paese”, assicurando che “l’aiuto americano è in arrivo” e verrà offerto in “diverse forme”, inclusa l’assistenza economica e, forse, quella militare. Che l’opzione di un attacco sia sul tavolo lo ha lasciato intendere velatamente lo stesso Trump, ricordando gli attacchi aerei americani dello scorso giugno contro gli impianti nucleari iraniani, ma senza fornire ulteriori dettagli in merito a un nuovo blitz.

Può sembrare una posizione attendista e dialogante, ma così non è. A chiarirlo è lo stesso presidente degli Stati Uniti, secondo cui in questa partita “il fine ultimo è vincere”. Interrogato sulla possibile rappresaglia iraniana contro obiettivi statunitensi nell’area, che Ali Khamenei continua a rinnovare quotidianamente, Trump si è detto tranquillo, spiegando che “l’Iran lo ha detto anche l’ultima volta che li ho colpiti, distruggendo la loro capacità nucleare che ora non possiedono più, e non hanno fatto nulla. Farebbero meglio a comportarsi bene”.

“In Iran voglio la vittoria totale”, Trump spaventa Khamenei. Ma Teheran non si piega e promette: “Se attaccati, colpiremo le basi Usa in Medio Oriente”

Insomma, la situazione appare in rapida evoluzione, con Washington che sembra determinata a intervenire. A testimoniarlo c’è la notizia, riportata dalla Reuters, secondo cui gli USA hanno già comunicato a una parte del personale americano di abbandonare la base aerea di Al Udeid, in Qatar, la più grande del Medio Oriente, poiché, secondo l’intelligence, sarebbe il bersaglio più probabile di un’eventuale rappresaglia.

Ma non è tutto. Che il tempo per un attacco sia agli sgoccioli lo si evince anche dalle mosse del Dipartimento di Stato statunitense, che per il secondo giorno consecutivo ha chiesto ai cittadini americani di “lasciare immediatamente l’Iran”, invitandoli a valutare “la possibilità di partire via terra verso la Turchia o l’Armenia, se le condizioni di sicurezza lo consentono”.

A questo punto, tutto lascia pensare che il blitz su Teheran sia solo una questione di tempo. Un conto alla rovescia che in queste ore sarebbe stato rallentato da funzionari israeliani e arabi che, secondo quanto riporta l’emittente NBC, hanno chiesto all’amministrazione Trump di rinviare l’eventuale azione militare, ritenendo che il regime iraniano non sia ancora sufficientemente indebolito dalle proteste di piazza affinché un raid possa rappresentare il colpo decisivo per rovesciarlo.

L’Iran è alle strette ma non rinuncia a minacciare rappresaglie contro gli Usa e Israele

Proprio nel tentativo di riportare la calma ed evitare un’azione militare che potrebbe far riesplodere la guerra in Medio Oriente, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha contattato l’omologo iraniano Abbas Araghchi per discutere degli ultimi sviluppi della situazione in Iran, consigliandogli di fermare i massacri e di riattivare al più presto le relazioni con Washington. Una raccomandazione che, però, sembra essere caduta nel vuoto.

Da Teheran, dove l’attacco americano viene ormai ritenuto certo, i toni si fanno sempre più duri. Il ministro della Difesa iraniano, il generale di brigata Aziz Nafizardeh, ha avvertito che il suo Paese “attaccherà le basi statunitensi se verrà attaccato”, spiegando che “tutte le strutture americane e di altri Paesi loro alleati nella regione saranno considerate obiettivi legittimi”.

Ancora più netta la dichiarazione della delegazione iraniana alle Nazioni Unite che, su X, rispondendo alle minacce di Trump, ha affermato che “le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran sono radicate nel cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che fungono da modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare”. Secondo i rappresentanti iraniani, tuttavia, “questo schema è fallito in passato e fallirà di nuovo, perché il popolo iraniano difenderà il proprio Paese con tutte le proprie forze”.