L’Irpef di Draghi dimentica le famiglie fragili. Mancato l’obiettivo di garantire una maggiore equità nella tassazione. La delega fiscale all’esame della Camera

Irpef Draghi Franco
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Ha un titolo eloquente il paragrafo in cui Oxfam nel suo Rapporto sulle disuguaglianze esplose con la pandemia (qui il focus) analizza gli interventi del Governo Draghi in materia di tasse: “L’equità smarrita sulla via della riforma fiscale”. La revisione dell’Irpef introdotta nella legge di Bilancio di fatto assicura i vantaggi più consistenti ai redditi medio-alti, si sostiene. E di fatto esclude il 20% delle famiglie in condizioni economiche meno favorevoli, fortemente interessate dal fenomeno della povertà lavorativa o da bassissime pensioni.

Il rapporto lamenta che “non è presente tra gli obiettivi il perseguimento del principio dell’equità orizzontale dell’imposizione”. Inoltre desta forte indignazione la scelta del Governo, per le croniche divergenze dei partiti della maggioranza, di abdicare al pur temporaneo congelamento degli effetti della nuova Irpef per titolari di reddito imponibile annuo superiore ai 75.000 euro con la destinazione dei proventi dello “sconto fiscale congelato” per uno o due anni al sostegno delle spese per bollette energetiche rincarate per le famiglie meno abbienti. Questo quanto fatto finora.

Ora all’orizzonte si intravede la delega fiscale. Venerdì sono stati presentati dai partiti gli emendamenti e l’esame delle proposte di modifica dovrebbe cominciare questa settimana. Oxfam mette in guardia dal rischio che venga stralciata la riforma del catasto e che passi la flat tax al 15%. E allo stesso tempo chiede di evitare di abbassare ancora l’aliquota sui redditi da capitale. Lo stralcio di una sistematica revisione catastale comporterebbe un fattivo disconoscimento delle sperequazioni tra unità immobiliari (nelle differenze tra le relative rendite catastali e i valori di mercato) e delle conseguenti, datate, iniquità nel prelievo sugli immobili.

Un’ultima questione spinosa riguarda la sorte del regime forfetario, un regime sostitutivo dell’Irpef, delle sue addizionali e dell’Irap che si configura come una generosa flat tax al 15% per le partite Iva con ricavi e compensi annui inferiori a 65mila euro. Il mantenimento di tale regime nell’impostazione compiutamente duale di matrice parlamentare-governativa non sarebbe giustificabile, si legge. Con il rischio di vedere quasi l’80% di professionisti e imprenditori individuali assoggettati a un regime fiscale privilegiato con un carico impositivo significativamente più lieve rispetto a lavoratori dipendenti (e pensionati) in condizioni reddituali affini.