Con la crisi di governo sempre più profonda e l’ipotesi di elezioni anticipate che appare ormai concreta, in Israele è tempo di sondaggi. Secondo l’ultima rilevazione condotta da Zman Yisrael, sito gemello del Times of Israel, se oggi si votasse il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu sarebbe ancora il primo partito del Paese, con 24 seggi su 120 alla Knesset. Subito dietro ci sarebbe la lista congiunta “Insieme”, guidata dagli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid, accreditata di 23 seggi.
Numeri che, se confermati, segnerebbero però un cambiamento significativo: per la prima volta dopo mesi, il partito di estrema destra Sionismo Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich riuscirebbe a superare la soglia elettorale, ottenendo i quattro seggi minimi necessari per entrare in Parlamento.
Uno scenario confermato anche da un secondo sondaggio, pubblicato dal quotidiano Maariv, secondo cui Sionismo Religioso riuscirebbe a rientrare nella Knesset.
Israele verso l’instabilità, i sondaggi gelano Netanyahu: la sua coalizione non riuscirebbe a ottenere la maggioranza, ma neanche il fronte anti-Bibi avrebbe i numeri per governare
Secondo la rilevazione di Zman Yisrael, i restanti 73 seggi sarebbero così distribuiti: 16 a Yashar dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot; nove al partito ultraortodosso Shas; nove a Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman; otto ai Democratici di sinistra; otto a Giudaismo Unito della Torah; sei all’estrema destra di Otzma Yehudit; cinque al partito islamista Ra’am; quattro ad Hadash-Ta’al, formazione a maggioranza araba; quattro a Sionismo Religioso; e quattro a Blu e Bianco di Benny Gantz.
Alla luce di questi numeri, il blocco pro-Netanyahu arriverebbe a 51 seggi, mentre quello anti-Netanyahu, escludendo i partiti arabi, si fermerebbe a quota 56. Se il quadro dovesse restare questo, nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe i 61 seggi necessari per formare una maggioranza di governo, aprendo così la strada a un nuovo stallo politico in Israele.