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Jack Thorne, dopo Adolescence ecco Il Signore delle mosche

Arriva Il Signore delle Mosche, serie tv sceneggiata da Jack Thorne, già autore di Adolescence su Netflix.

Jack Thorne, dopo Adolescence ecco Il Signore delle mosche

Persa la ricchezza dei contenuti esclusivi di HBO, che aveva determinato i successi d Game of Thrones, di Euphoria e di White Lotus, e che da febbraio ha inaugurato il proprio canale on demand, Sky e NOW hanno attinto alle proprie risorse per la produzione de Il Signore delle Mosche, serie tv sceneggiata da Jack Thorne, già autore di Adolescence su Netflix, con cui ha vinto tutto ciò che era possibile vincere nel 2025, in termini di premi televisivi.

Come l’omonimo capolavoro della letteratura da cui è tratto, che nel 1983 avrebbe permesso allo scrittore William Golding di vincere il Nobel, anche questo rifacimento, dopo il film di Peter Brook del 1963, mantiene il focus dell’attenzione su un gruppo di ragazzini, unici superstiti di un disastro aereo su un’isola deserta, e lo giustifica per una serie di motivi: prima di tutto l’opera è iconica per il suo orrore distopico, non modificabile; poi per avvalorare con più violenza la visione pessimista dell’autore sulla natura dell’uomo, che produce il male come le api producono il miele.

Divisa in quattro episodi che sono altrettante visioni speculari dei suoi protagonisti principali, la serie descrive un’escalation di logica e istintività, sopraffazione e sottomissione nella lotta per la sopravvivenza di questo gruppo di bambini e adolescenti, quando anche le regole della convivenza si schiantano contro la necessità dell’individualismo, profetizzando un inespugnabile ritorno alla natura ferina dell’uomo, in mancanza di compromessi con l’indole punitiva del vivere in società.

Sorretto da un cast monumentale di giovani attori dagli occhi ora spiritati, ora forsennati e potenziato dal tema musicale firmato da Hans Zimmer, Il Signore delle Mosche, nella sua nuova veste televisiva, non smarrisce la propria ispirazione ideologica in questi tempi di populismo e di cultura dell’odio, accusando la perdita dell’innocenza e la corruzione umana del crollo della civiltà e lasciando ancora una volta ai suoi estimatori un insegnamento inappuntabile: il potere non risiede nel suo esercizio, ma nel suo controllo.