I 5 Stelle hanno mille spine, dopo l’estate la resa dei conti. Solo Di Maio ha già vinto la candidatura a Palazzo Chigi

di Alessia Vincenti
Politica

C’è Luigi Di Maio che lavora da prossimo candidato Palazzo Chigi, presenziando ad incontri diplomatici e dibattiti con lobbisti. C’è Alessandro Di Battista che cerca di gestire la patata bollente di Roma, facendosi vedere molto in tv per attaccare Renzi. E c’è anche Roberto Fico che cerca di conservare l’ortodossia dei grillismo della prima ora, svolgendo un ruolo di guardia nella Vigilanza Rai. Ma alle spalle del trio più noto dei 5 Stelle ci sono tanti altri esponenti del Movimento alla ricerca di un ruolo ben preciso. A cominciare dagli altri due componenti del direttorio, Carlo Sibilia e Carla Ruocco, messi sempre più ai margini. Il tutto mentre l’attenzione è concentrata su Roma e Torino, dove le sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino sono alle prese con le prime difficoltà. Così nell’estate 2016 c’è poco spazio per le vacanze a 5 Stelle. Perché al rientro dalla pausa agostana ci sono molti nodi da sciogliere. Con le insofferenze che crescono per le accuse di conflitto di interessi rivolte all’assessore all’Ambiente Paola Muraro.

THE WINNER IS DI MAIO
In questo clima Di Maio è riuscito comunque a conquistare un importante risultato, senza spargimenti di sangue: sta forgiando il profilo di candidato a Palazzo Chigi. Di Battista, suo potenziale competitor, ha evitato duelli, optando per il ruolo di supervisore a Roma. La partita del Campidoglio è molto delicata: in caso di risultati negativi della Raggi, le ripercussioni nazionali sarebbero devastanti. Davide Casaleggio, facendo leva sulla moral suasion di Beppe Grillo, ha quindi ottenuto una pax. Anche per questo la deputata Roberta Lombardi ha preferito abbandonare il mini-direttorio romano,  allontanando le altre tensioni che sarebbero scaturite con la sua permanenza. “Ha affidato i temi dell’emergenza abitativa e dell’ordine pubblico ai consiglieri a lei più vicini”, spiega una fonte interna.

SENATORI IN STAND-BY
La distribuzione delle deleghe per la piattaforma Rousseau ha tentato di rasserenare gli animi. Il senatore Nicola Morra è stata lungo indicato come uno dei meno soddisfatti della gestione del Movimento. Così a lui è andata la responsabilità dell’e-learning. Nunzia Catalfo – in collaborazione con il deputato Manlio Di Stefano – ha avuto la mansione di raccolta delle leggi da presentare sul piano nazionale. Paola Taverna ha ricevuto l’incarico nel mini-direttorio romano. Ma per molti senatori resta il malcontento per la scarsa valorizzazione. Eppure tra di loro figurano nomi in rampa di lancio, come Carlo Martelli, Barbara Lezzi e Alberto Airola. Anche Michele Giarrusso, uno dei più amati dalla base del Movimento 5 Stelle, è finito in un cono d’ombra. Nessuno ha alzato la voce in pubblico, preferendo remare nella direzione del successo come chiesto dai vertici: prima c’è da battere Renzi. Ma un conoscitore del M5S sintetizza il concetto: “In una squadra bisogna saper valorizzare le persone di valore, altrimenti è dura”.