La Casellati non si sente sicura. Sotto scorta pure dentro al Senato. La presidente non fa un passo senza bodyguard. E in strada due militari in moto le fanno largo

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Mancava solo l’araldo a farle strada. Ma la scena è stata grandiosa lo stesso: ieri, 29 gennaio 2020, alle ore 14.20, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati è entrata al bar dei dipendenti. Non solo: ci ha bevuto un caffè. Per la cronaca, era accompagnata da Elisabetta Serafin, il segretario generale del Senato, e da Antonio De Poli, il questore anziano, con cui aveva appena finito di pranzare. A farle strada c’era Giacomo Caliendo, il presidente della Commissione contenziosa. E a seguirla c’erano il suo segretario personale, Teodoro Fortunato, con i due uomini della scorta.

SOTTO TUTELA. Domanda: qual è la notizia? Sono due. La prima è la straordinaria apparizione della senatrice, elegantissima in un pantalone nero con giacca fantasia, alla modesta caffetteria dei dipendenti. Da quando è stata eletta a Palazzo Madama, nel lontano 1994 – parliamo della XII legislatura e del primo governo Berlusconi, praticamente la preistoria – la signora non ci aveva mai messo piede. Ma ancora più straordinaria è la questione scorta: i due carabinieri in borghese che l’hanno prima accompagnata e attesa fuori dal ristorante del Senato, dove, per la cronaca, la presidente, già fedelissima di Silvio Berlusconi, si è concessa ai baci e agli abbracci dell’ex badante del Cav, Maria Rosaria Rossi.

Poi scortata fino al bar, al piano terra di palazzo Carpegna, e lì aspettata pazientemente all’uscita. Ma ecco il punto, la scorta. Non c’è memoria, al Senato, di un presidente che si fa scortare in giro per il palazzo. Che si fa accompagnare in ufficio o all’ingresso dell’aula da angeli custodi armati. I predecessori della Casellati si accontentavano, come prevede il regolamento interno, di un servizio di accompagnamento a cura degli stessi dipendenti. E soltanto Pietro Grasso, pluri-minacciato ex procuratore antimafia, veniva discretamente sorvegliato dai poliziotti anche all’interno del Senato, ma solo quando aveva in agenda qualche incontro aperto al pubblico.

Con la Casellati lo stile è cambiato subito. A partire da Padova. Non era passata una settimana dall’insediamento che sul tratto centrale di via Euganea, la strada in cui c’è la residenza della famiglia Casellati, è stato attivato “per motivi di ordine pubblico” un divieto di sosta permanente. Sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro, anche quando la presidente non si trova a Padova ma a Roma. Quanto a Roma, la presidente ha lasciato la sua abitazione privata in corso Vittorio per trasferirsi a palazzo Giustiniani, in via della Dogana Vecchia. E lì, come è noto, ha imposto una nuova mondanità di pranzi, cene e ricevimenti nei bei saloni dell’appartamento di rappresentanza (la cucina è affidata ai cuochi del Senato, mentre il servizio a tavola è a cura degli assistenti) e ha chiesto, e ottenuto, che la sua sicurezza non fosse più affidata alla polizia ma ai carabinieri.

Da loro si fa seguire ovunque, non solo fuori ma anche dentro il palazzo. Non solo. Oltre alla normale scorta e all’auto blindata ha chiesto, e ottenuto, di avere due carabinieri motociclisti con il compito di precederla e di fermare il traffico, se necessario, per agevolarle il percorso. Cosa, anche questa, mai avvenuta per nessun presidente del Senato prima di lei. Ma prevista dalle norme per la sicurezza del presidente della Repubblica. Che Elisabetta Casellati, prima donna presidente del Senato, ambisca a diventare, alla scadenza del mandato di Sergio Mattarella, la prima donna Capo dello Stato, a Roma è noto ormai anche ai sampietrini. Che ci riesca non è detto. Di certo al Quirinale, quanto a scorta, Queen Elizabeth sarebbe finalmente soddisfatta: a sua disposizione avrebbe un intero reggimento di corazzieri.