No al rendiconto dei rimborsi spese. La casta si attacca pure agli spicci

vitalizia Colletti
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La casta oltre al malloppo vuole tenersi stretti pure gli spicci. Sulla trasparenza chiesta alla Camera dalla componente l’Alternativa C’è ieri in aula, nella discussione sul voto per il conto consuntivo di Montecitorio per il 2020 e sul bilancio per l’anno finanziario 2021, c’è stata una levata di scudi da parte di tutti i gruppi parlamentari. Nessuno ha voluto mettere online le spese dettagliate di ogni singolo deputato per i collaboratori e neppure far sapere nello stesso modo chi rinuncia alle indennità di carica. Un particolare che, viste le battaglie fatte in passato, ha portato AC ad attaccare soprattutto i colleghi pentastellati, battagliando con il presidente Roberto Fico per i tempi concessi alla componente e incassando l’appoggio anche del renziano Roberto Giachetti.

IL DIBATTITO
Dopo aver visto modificare i propri ordini del giorno e non accettando la riformulazione, Andrea Colletti, presidente della componente L’Alternativa C’è, ha dichiarato che a suo avviso “il vero problema è che si chiedeva trasparenza al bilancio, si chiedeva trasparenza nell’uso dei soldi che la Camera dà ai deputati per espletare il proprio mandato e invece si è avuta sempre più oscurità”. Un muro che ha spinto i sedici onorevoli di AC a non partecipare al voto. “è stato chiesto il referendum ed è stato votato in questa Camera la riduzione del numero dei parlamentari per ridurre i costi della politica – ha sottolineato lo stesso Colletti – ma il collegio dei questori ci dice che c’è bisogno di risorse aggiuntive e che quindi, nonostante la riduzione dei parlamentari il collegio dei questori, e quindi la Camera, vorrà fornire agli stessi parlamentari più soldi. Quindi una partita di giro. Avremo meno parlamentari, ma li avremo più ricchi. Questo sarà ancora peggio”. Nulla da fare quindi anche sui rimborsi spese, che la componente, essendo rimborsi esentasse, proponeva che venissero rendicontati fino all’ultimo centesimo e non come avviene attualmente solo al 50%. Denaro che i deputati dovrebbero impiegare per pagare i collaboratori e che spesso viene utilizzato per il finanziare i partiti o direttamente per gonfiare le tasche degli onorevoli, decisi appunto a tenersi stretti anche gli spicci. Tanto che il presidente dell’Alternativa C’è parla di “un nuovo stipendio aggiuntivo”. “Avevamo chiesto davvero poco – ha concluso Colletti – avevamo chiesto più trasparenza anche nelle nomine, più trasparenza in quelle persone che lavorano per noi e soprattutto più trasparenza sulle maggiori spese che la Camera affronta a causa dei ruoli che abbiamo come presidente, segretario, vicepresidente nelle commissioni”. “Mi fa specie – ha aggiunto il deputato Alvise Maniero – che perplessità vengano avanzate da chi è stato eletto con il Movimento 5 Stelle, seguo con preoccupazione questo dibattito”. Così il collega Raffaele Trano, anche lui dell’Alternativa C’è: “C’è un punto politico, c’è una forza parlamentare che ha detto a 360 gradi che avrebbe rinunciato a queste indennità. Presidente, cavolo, un po’ di dignità. I cittadini devono sapere chi ha rinunciato all’indennità, perché non lo possono sapere gli elettori?”. E tutto per circa 1.800 euro al mese su chi ogni mese supera abbondantemente i 14mila euro di stipendio. Alla fine il bilancio della Camera è stato comunque approvato con 390 voti a favore e sei astensioni e quest’anno Montecitorio costerà quasi 964mila euro euro, circa cinque milioni e mezzo in più rispetto al l’anno scorso, restituendo all’erario 35 milioni, per un totale di 500 milioni di restituzioni alle casse dello Stato dal 2013.