La città confiscata per mafia e mai restituita alla legalità

di Francesco Nardi
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di Francesco Nardi

Motta Sant’Anastasia è solo una piccola cittadina del catanese, ma è il simbolo dell’impari lotta che strenuamente si combatte contro la malavita organizzata. Il dato che riguarda questa comunità di circa diecimila abitanti fa rabbrividire: sono infatti 230 i beni che risultano confiscati in quella città e che ora sono gestiti dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Un rapporto che disegna un quadro avvilente, da frontiera, dal quale si può statisticamente estrarre la condizione per cui non c’è via, strada o piazza in cui non ci sia un immobile sequestrato alla mala.

Classifica disonorevole
Quello di Motta Sant’anastasia è un primato relativo perché chiaramente in Italia ci sono diversi comuni con dati molto più significativi. Ma è il rapporto col numero di cittadini che in questo angolo della provincia di Catania rende evidente il fenomeno in tutto il suo capillare e antico radicamento. E cui va associato l’immane sforzo di contrasto condotto a tutti livelli. Basti pensare che Lamezia Terme, con i suoi 203 immobili confiscati e pur con sette volte la popolazione di Motta, non riesce a tenere il confronto. Altrettanto vale per Monreale, dove ci si ferma a 133, o per Giugliano in Campania in piena Gomorra, dove i beni sottoposti a sequestro sono “appena” 134.
Il gioco dei numeri però non fornisce un’esatta rappresentazione di quanto il fenomeno possa essere rilevante in una località, perché molto più del freddo numero è importante capire il valore dei beni confiscati. In una grande città come Napoli, per esempio, risulta ce ne siano solo 160 e a Bari 144, ma in entrambe le città nel mucchio ci sono anche molti immobili di pregio se non anche di importanza artistica.
La mappa della penisola fornisce, sotto questo profilo, un panoramacoerente con le cronache. Al meridione i numeri sono enormi, con la Sicilia che resta in testa con ampissimo margine. Poi, prevedibilmente si notano Calabria, Puglia e Campania.
Al settentrione i numeri sono significativamente differenti e la situazione cambia, fatta eccezione però per la Lombardia che si fa notare non solo sul piano degli immobili ma anche per quello delle imprese sottoposte a sequestro. Anche su questo piano il sud della penisola manifesta i chiari segni di un’infezione endemica e diffusa, ma la regione governata da Maroni con le sue 223 aziende affidate all’Agenzia Nazionale conferma, anche con questa statistica, la sempre più plateale compromissione della legalità nel nord.

Non esistono isole felici
Ma lette sotto questo aspetto le statistiche dicono anche di più. Perché quelle regioni che sul sito dell’Agenzia fanno mostra del numero “zero”, tanto per gli immobili e che per le aziende, fanno non solo vanto del dato ma implicitamente dichiarano, per quanto riguarda le ziende, anche la logica e conseguente mancanza di opportunità. Ed è lecito quindi dire che, per un motivo o per l’altro, non esistono isole felici.
L’attività di gestione dei beni confiscati, del resto, non è la più comoda delle missioni. I tentacoli della mala si agitano ancora pericolosamente, anche quando sono stati recisi da coraggiosi interventi delle autorità. Ed è per questo che i beni confiscati e sui quali pende un decreto di destinazione affinché possano essere restituiti alla legalità sono seguiti con estenuante lentezza dall’effettiva consegna alle relative destinazioni.
E anche di questo a Motta Sant’Anastasia si trova un chiaro esempio. Son ben 217, infatti, i beni che in quella cittadina sono stati da lungo tempo destinati e che restano però ancora in attesa di essere consegnati. Ma servono tempi lunghissimi per fare le cose a modo. Perché i tentacoli cui sono stati strappati sanno ricrescere come l’erba cattiva e sono sempre pronti a riavvinghiarli. è una lotta impari, ci spiegano dagli uffici dell’Agenzia Nazionale che se ne occupa, e le “criticità”, specie a certe latitudini, non mancano mai.

@coconardi