La corsa del petrolio non si ferma: i prezzi schizzano alle stelle

La riparazione dei danni all'oleodotto saudita richiederà diverse settimane e intanto le quotazioni del petrolio schizzano alle stelle.

La corsa del petrolio non si ferma: i prezzi schizzano alle stelle

La corsa del petrolio fa paura. Mentre i prezzi di benzina e diesel si impennano in Italia, le quotazioni di Brent e Wti schizzano alle stelle per il rinvio dei colloqui sul transito nello Stretto di Hormuz e, ancor di più, per la chiusura prolungata dell’oleodotto in Arabia Saudita. E mentre il petrolio schizza, sfiorando i 110 dollari al barile, il governo italiano continua a rimandare una decisione concreta in tema di taglio delle accise o comunque di sconti selettivi sul carburanti, su cui si rimanda tutto ai prossimi giorni.

Nel pomeriggio di ieri il future sul Brent ha superato i 109 dollari al barile mentre il Wti ottobre ha raggiunto i 104,25 dollari. Poi c’è stata una lieve contrazione, con il Brent che ha ripiegato a 107,8 dollari al barile (in salita del 3%) e il Wti a 102,8 dollari. A questo si aggiunge la corsa del gas, che guadagna ancora il 4% ad Amsterdam raggiungendo gli 82,8 euro al megawattora. E se i prezzi energetici schizzano alle stelle, l’effetto sui mercati è inevitabile: in Europa la peggiore è stata Milano, che ha chiuso in calo dell’1,7%. Male anche le altre piazze, tutte in ribasso di circa l’1%.

A pesare non sono solo petrolio e gas, ma anche la corsa dei titoli di Stato, con il Treasury Usa decennale che è al 5%, per la prima volta dal 2023. A far paura è ovviamente l’inflazione e lo scenario più probabile, ora, è un rialzo dei tassi anche da parte della Fed, dopo quello della Bce. Ancora, la giornata nera delle Borse non è finita, perché sono appesantite anche dalle performance molto negative dei titoli tecnologici dopo gli allarmi lanciati sull’intelligenza artificiale.

Petrolio alle stelle, pesa la chiusura prolungata dell’oleodotto saudita

Il tema centrale, in queste ore, è quello petrolifero. E non solo perché la chiusura dello Stretto di Hormuz continua e non si vedono spiragli per un accordo, ma anche per i danni all’oleodotto saudita a causa di un attacco, avvenuto nella scorsa settimana, da parte delle milizie irachene sostenute dall’Iran. L’infrastruttura sarà in gran parte fuori servizio per diverse settimane a causa delle riparazioni. Un problema non di poco conto, per un oleodotto essenziale per trasferire le esportazioni di petrolio verso il Mar Rosso, evitando così il passaggio per lo Stretto di Hormuz, attualmente chiuso.

L’infrastruttura è lunga 1.200 chilometri e ha una capacità fino a 7 milioni di barili al giorno: la sua chiusura mette a rischio circa il 4% dell’offerta globale. Nelle ultime ore è emerso che i lavori di riparazione potrebbero richiedere dalle tre alle cinque settimane, con il rischio di una chiusura prolungata. La speranza è che almeno si possa proseguire con un funzionamento parziale della linea mentre si svolgono le riparazioni in altri punti. Ma il rischio è che la chiusura sia totale e così il prezzo del petrolio è già schizzato.