Manovra, apre il cantiere e i partiti vanno già alla carica

La prossima sarà l’ultima Manovra del governo Meloni prima delle elezioni. I partiti scalpitano, Giorgetti frena

Manovra, apre il cantiere e i partiti vanno già alla carica

Il percorso ufficiale della legge di bilancio è partito con la richiesta alla Commissione Ue di accedere alla clausola su energia e difesa e proseguirà il 22 settembre, quando l’Istat pubblicherà i dati definitivi sui conti pubblici 2025. È il passaggio che cristallizza il quadro di deficit, debito e Pil su cui il governo costruirà le previsioni e definirà l’entità della manovra. Quest’anno il dato pesa ancora di più. L’Istat potrebbe rivedere le stime del deficit e l’eventuale discesa sotto il 3% del Pil aprirebbe la strada all’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea. Ma soprattutto la prossima sarà l’ultima legge di bilancio del governo Meloni prima delle elezioni. Inevitabile che gli appetiti dei partiti si scatenino più del solito, in una campagna elettorale già iniziata.

Manovra, apre il cantiere e i partiti vanno già alla carica

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, pur appartenendo a un partito che spinge molto sulle proprie richieste, veste i panni dell’austero e tiene stretti i cordoni della borsa. Le spese per la sicurezza energetica, ha avvertito ieri, “si collocheranno nel percorso di risanamento dei conti senza alterarlo” e saranno un “pilastro della sicurezza nazionale”. Il giorno prima, pur assicurando attenzione al ceto medio, aveva ricordato che con il rialzo dei tassi è decisivo tenere sotto controllo il debito e conservare la fiducia dei mercati.

Cautela e appetiti

I numeri spiegano la cautela del Tesoro. L’Italia ha oltre 3.200 miliardi di euro di debito e nel 2026 dovrà rifinanziarne 385 miliardi. Una cornice che rende complicato finanziare tutte le promesse dei partiti di maggioranza, già pronti a intestarsi misure da spendere davanti agli elettori. La Lega insiste sulla flat tax per i giovani e sulle pensioni. “Il problema principale è il salario dei giovani”, ha detto il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, rilanciando la proposta di un’Irpef al 5% per cinque anni sui nuovi contratti a tempo indeterminato degli under 30. Durigon ha indicato anche il costo della pensione anticipata a 64 anni: circa un miliardo e mezzo l’anno per tre anni, con una platea potenziale di 80 mila persone l’anno. Matteo Salvini spinge invece sull’aumento della soglia per gli autonomi, da 85 mila a 100 mila euro di reddito.

Forza Italia guarda al ceto medio e propone di intervenire sul secondo scaglione Irpef: l’aliquota del 33% potrebbe essere estesa fino a 60 mila euro. Resta anche la detassazione delle tredicesime, caldeggiata pure da Fratelli d’Italia. Sul tavolo ci sono poi altre misure costose: l’aumento dal 50% al 65% della detrazione per gli interventi di efficientamento energetico e l’estensione della Zes, con incentivi e semplificazioni, a tutto il territorio nazionale. Ma l’ultima manovra della legislatura dovrà fare i conti con una realtà semplice: tutti chiedono, Giorgetti frena, e lo spazio di bilancio resta limitato.