La farsa delle preferenze meloniane: “Meno di un eletto su cinque scelto dagli elettori”

Il deputato del Pd, Federico Fornaro, spiega con una simulazione perché le preferenze introdotte dalla destra sono una farsa.

La farsa delle preferenze meloniane: “Meno di un eletto su cinque scelto dagli elettori”

Che le preferenze introdotte dal centrodestra con la nuova legge elettorale fossero ben poche incisive era evidente, ma ora a dimostrarlo c’è anche una simulazione. Il deputato del Pd, Federico Fornaro, esperto in analisi elettorali, spiega che con questo sistema meno di un parlamentare su cinque verrà eletto grazie alle preferenze, mentre a prevalere saranno i deputati e i senatori scelti dai partiti come capilista.

Le simulazioni dell’applicazione del modello del capolista bloccato più preferenze ai dati delle elezioni politiche 2022 (con il campo largo e i nuovi seggi proporzionali assegnati alle circoscrizioni/regioni) smentiscono clamorosamente la vulgata di Palazzo Chigi del grande ritorno alle preferenze per tutti. Meno di un parlamentare su cinque infatti sarebbe eletto con le preferenze”, afferma Fornaro.

Legge elettorale, la simulazione sugli eletti con le preferenze alla Camera e al Senato

Fornaro entra nel dettaglio, spiegando che alla Camera verrebbero eletti con le preferenze “77 su 392 deputati (più otto estero) pari al 19,6%. Al Senato invece 37 su 196 senatori (più quattro estero) pari al 18,9%”. L’analisi entra poi nel dettaglio dei singoli partiti: “Alla Camera i 77 eletti con le preferenze sarebbero 17 del M5s, 20 del Pd, 39 di Fratelli d’Italia e 1 solo della Lega. Nessun deputato per Forza Italia, Avs e altre liste minori”.

“Al Senato – prosegue la nota del deputato dem – gli eletti con preferenze sarebbero 37 suddivisi in 11 del M5s, 10 del Pd e 16 di Fratelli d’Italia. Nessun senatore per tutti gli altri, compreso Forza Italia e Lega”. Per Fornaro, “è quindi in corso una clamorosa mistificazione della realtà con un ritorno alla scelta piena dell’elettore che invece sarà limitata ad alcuni partiti (e territori) con un’alterazione della competizione tra liste con possibilità di eleggere con preferenze e liste che invece non eleggeranno nessuno. Un’autentica presa in giro degli italiani”.