La ferita di Ground Zero. L’attacco all’America che sconvolse il mondo. Vent’anni fa l’attentato alle Twin Tower. Oggi la disfatta della guerra al terrore

11 settembre
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Undici settembre. Una data che ha segnato in maniera indelebile le coscienze di ognuno di noi. Tutti ricordiamo cosa stavamo facendo venti anni, quel lontano 11 settembre 2001. Tutti rammentiamo la nostra espressione di incredulità davanti alle immagini terribili dei due aerei contro le Twin Towers. Tutti non potremo mai dimenticare le tante vittime che, per sfuggire alle fiamme del fuoco, si buttavano nel vuoto.

Esattamente – caso strano e coincidenza fatale – come avvenuto con i tanti che solo pochi mesi fa da Kabul si sono buttati nel vuoto dagli aerei in partenza verso l’Occidente. Corsi e ricorsi storici che lasciano una ferita impossibile da rimarginare. Perché non è bastato un attentato, non sono bastati venti anni di conflitto e di occupazione in Afghanistan per andare avanti e cambiare pagina. Dopo venti anni e migliaia di vittime innocenti ci ritroviamo punto e daccapo con un Paese intero governato da talebani che hanno come unico interesse quello di creare un Stato in cui diritti fondamentali delle persone non saranno garantiti. La domanda sorge spontanea: cui prodest? A cosa è servito tutto quello che è accaduto se sono bastate poche settimane per tornare allo stesso punto di partenza?

VENTENNALE AMARO. Non è un caso che sin da subito dopo l’occupazione dei talebani sono tornate in auge le minacce terroristiche. Di nuovo l’Occidente rischia di sprofondare nel terrore di attentati tanto cruenti quanto imprevedibili. E tutto ciò fa ancora più rabbia se si pensa che il ritorno dei talebani è stato avallato dalla stessa amministrazione Usa (con Donald Trump) dato che è ormai fatto assodato l’accordo – scritto – tra Stati Uniti e componente talebana. L’unica garanzia chiesta da Trump il fatto che non ci fossero attacchi negli Stati Uniti, dimentico però di che potere oggi abbia il ritorno in auge dei talebani e della nascita di un nuovo Stato islamico per i tanti “lupi solitari” sparsi per il mondo.

MASSIMO CONTROLLO. Non è un caso che mentre oggi l’America si ferma per ricordare i 20 anni dal giorno più nero della sua storia, l’11 settembre, la Grande Mela è blindata viste le possenti misure di sicurezza: anche a 20 anni dalla strage delle Torri Gemelle, l’allarme terrorismo resta infatti alto. Il timore è che la tragica data continui a ispirare gruppi terroristici di varia matrice o lupi solitari, anche alla luce del ritiro dall’Afghanistan. Sui social l’addio degli americani a Kabul è stato celebrato da più parti agitando gli 007 e l’antiterrorismo, già in tensione per la manifestazione della prossima settimana a Washington a sostegno di coloro che sono stati arrestati per l’attacco al Campidoglio.

Centinaia di persone sono infatti attese nella capitale americana il 17 e 18 settembre e la paura è che le scene del 6 gennaio possano ripetersi. Da qui l’invito della polizia a recintare nuovamente il Congresso, rafforzandone così le difese e facilitando il lavoro degli agenti sul campo, dato che il pericolo più grosso è che terroristi islamici possano infiltrarsi e fare strage. E mentre Washington attende con il fiato sospeso, in una New York che cerca la normalità dopo il Covid i controlli stringenti sono già scattati, soprattutto nell’area delle celebrazioni, dove oltre a Biden è anche atteso l’ex presidente Barack Obama, colui il quale annunciò al mondo nel 2011 la morte di Osama bin Laden, mente e architetto degli attacchi dell’11 settembre.

L’ALTRA SCONFITTA. Per Obama si trattò di un successo che però non venne accompagnato dal rispetto di una delle sue maggiori promesse elettorali: la chiusura di Guantanamo, altra promessa infranta degli Usa e che lascia l’amaro in bocca in questo ventennale. Resta l’area di Ground Zero, rinata dopo l’attacco all’America, che oggi è come un bunker, presentata dalla polizia e dal servizio segreto per la funzione in ricordo delle quasi 3.000 delle Torri. Presidiate anche le metropolitane, dove la presenza della polizia è stata rafforzata. A distanza di venti anni la paura e il terrore non sono venuti meno. Si attende col fiato sospeso sperando che tutto vada liscio. A New York come a Kabul, in tanti affrontano un nemico comune. Che vuole togliere la libertà. Bene prezioso.