La grande opportunità di Conte. Anche i mercati si sentono rassicurati. Intanto Salvini gioca a far la guerra con tutti

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Napoleone diceva: non voglio generali bravi, ma generali fortunati. Ecco, senza voler mettere del nostro nel fiume di bava che si versa da giorni su Giuseppe Conte, il reincarico a premier ha coinciso con la discesa degli interessi sul debito pubblico a livelli mai più visti da alcuni anni. Merito dei mercati che si sentono rassicurati da un Paese governato, ma molto di più dall’arrivo dell’artiglieria pesante della Banca centrale europea, che tra pochi giorni tornerà a immettere miliardi di euro nel sistema finanziario. Una misura che nulla ha a che vedere con le vicende politiche di casa nostra, quanto con il gelo della recessione piombato persino in Germania.

Bene per il Governo che nasce, al quale serviranno un po’ di miliardi in meno per ripagare il debito, e bene per gli italiani che quei miliardi in un modo o nell’altro dovranno scucirli. Ai margini della scena politica, dove si andato a cacciare da solo, c’è però Matteo Salvini. Salvini, su tutte le furie perché – a suo dire – il rafforzamento dell’Italia sui mercati è la prova provata del complottone ai suoi danni. Per questo chiama il suo popolo in piazza, esibendo che il leader ungherese Orban è con lui, nonostante abbia votato la Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea, alla pari dei più concreti e realistici eurodeputati dei 5 Stelle.

Mentre il mondo vede gli spettri di una crisi globale senza precedenti – se no col cavolo che le banche centrali di Usa e Ue intervenivano come stanno facendo! – il nostro capitano sovranista gioca a far la guerra con tutti, ovviamente senza curarsi di chi paga il conto. Un inganno nel quale molti cascano ancora, ma che si svelerà da solo se il nuovo Governo Conte partirà subito col piede giusto, con ministri donne, giovani e autorevoli, piazzando nella Manovra le misure necessarie per far ripartire gli investimenti e accendere la miccia della fiducia con cui decollano le imprese.

Non sarà facile, ma Renzi senza azzeccare una sola riforma degna di questo nome riportò il nostro Pil nazionale da negativo a positivo di oltre un punto e mezzo. Conte e gli indirizzi dei 5 Stelle e di un Pd più attento di prima all’agenda sociale, all’economia circolare e all’ambiente, favoriti dalle stesse condizioni esterne al nostro Paese (immissione di liquidità monetaria della Bce e flessibilità della Commissione sui conti pubblici) possono farci ripartire come non si vede da decenni. Chi avesse voglia di far compagnia all’ex vicepremier in piazza ci pensi.

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di Gaetano Pedullà

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