La guerra in Ucraina non si spiega più facilmente con le Olga Montano. La moglie del campione è ideale per i talk. Come molti giornalisti “o di qua o di là”

Olga Montano
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È evidente che la guerra in Ucraina costituisca uno spartiacque, uno di quei momenti di assoluta rilevanza storica che vanno a segnare sulla linea del tempo un “prima” e un “poi”. I nostri figli ne lèggeranno certamente sui libri di storia, dove gli eventi saranno inevitabilmente interpretati attraverso la duplice lente dei vinti e dei vincitori.

Ma oggi che esistono solo le categorie degli aggressori e degli aggrediti, a quella che dovrebbe essere una cauta analisi si sostituisce ancora una volta, come la pandemia ci ha tristemente insegnato, una tifoseria accesa – a tratti violenta – che vede un manicheismo delle posizioni privo di qualsiasi articolazione di pensiero, che pure sarebbe necessaria oggi più che mai.

È evidente che la guerra non ammetta ambiguità e sia per sua natura un abominio, ma non possiamo non interrogarci sul percorso che in questi anni abbiamo affrontato e perché dopo una lunga pace siamo ripiombati in un incubo che potrebbe non solo non finire a breve, ma addirittura superare i confini entro cui è attualmente circoscritto.

Note firme giornalistiche hanno sottoscritto ricchi elenchi, più o meno veritieri, di “filo-putiniani” a cui viene attribuita una vicinanza ideologica alle posizioni dell’autocrate solo per aver avviato una critica sulla Nato, sull’Occidente e sulla opportunità o meno di armare gli ucraini per fermare la guerra.

Deve esserci ferma compattezza nella condanna della guerra voluta da Putin, ma non possiamo semplificare il dibattito su elementi che condizionano il nostro legame con la potenza russa e che ci hanno reso opportunisticamente miopi quando con la stessa stringevamo accordi. La violenta repressione della libertà e dei diritti targata Putin non lo ha mai delegittimato come nostro interlocutore, a destra come a sinistra, quando ne avevamo bisogno e ancora oggi foraggiamo le sue casse con il cospicuo approvvigionamento dei gas.

Qualcuno potrebbe obiettare che sino ad oggi mai si sarebbe pensato a uno scenario simile, ma ignora (in malafede?) che si stava costruendo l’humus per un simile epilogo. Certo, si fa sempre in tempo a lavarsi la coscienza ricorrendo al mantra delle sanzioni (mentre la Russia consolida un sistema di accordi con la Cina sostitutivo a quello intrattenuto col mondo occidentale).

In questo clima, ci si imbatte nel post di Olga – moglie di Aldo Montano – atleta e modella russa che esterna sui suoi canali social una condanna della guerra, ma asserendo che ha vissuto bene e con orgoglio la sua vita nella Russia putiniana. Ed ecco che parte la gogna mediatica, gli insulti da stadio, la rabbia sociale di coloro che vanno a caccia del capro espiatorio di turno per non guardare in faccia problemi ben più grandi.

Magari, Olga tornerà utile a qualche talk a cui ci ha abituato la nostra televisione per alimentare il dualismo e far crescere lo share di qualche decimale. Bella è bella, divisiva pure: l’ospite ideale. Se intelligente e capace di sostenere il confronto delle arene sul piccolo schermo, lo scopriremo in seguito. Intanto continueremo a sorbirci quei politici e quei giornalisti che – senza avere nemmeno la debole attenuante del nazionalismo (italianissimi loro, mica russi come la Signora Montano) – giocano a fare i puri, dimenticando di essere stati le “Olga de noantri”.