La Lega perde il pelo ma non il vizio. Ci riprovano col condono fiscale. Neppure il Covid ferma l’ultimo regalo ai furbetti. A proporlo anche l’ex viceministro di Tria, Garavaglia

di Carmine Gazzanni
Politica

Matteo Salvini già a inizio aprile l’aveva annunciato e alla fine è arrivato: la Lega ha depositato alla Camera dei deputati un disegno di legge col quale vorrebbe introdurre nuovamente un condono fiscale. Con la “giustificante” dell’emergenza coronavirus, dunque, per Salvini e compagni è urgente trasformare l’illegalità in legalità. Il ddl, a prima firma Massimo Bitonci, è appoggiato e cofirmato anche da Alberto Gusmeroli e, ancora, da Massimo Garavaglia (nella foto). E non è un dettaglio questo: tra i firmatari spuntano l’ex viceministro dell’Economia (Garavaglia) e l’ex sottosegretario (Bitonci) ai tempi di Giovanni Tria al Mef, insieme al vicepresidente della Commissione Finanze alla Camera. Insomma, nomi che, nel mondo leghista e nell’entourage salviniano, sono sinonimi di garanzia.

CRISI? SERVE UN CONDONO. E le argomentazioni, non a caso, sono circostanziate. “La situazione emergenziale conseguente al diffondersi dell’epidemia causata dal virus Covid-19 – si legge nella relazione illustrativa – sta cambiando rapidamente le condizioni sociali, lavorative, sanitarie ed economiche del nostro Paese”. Tutto ciò giustificherebbe l’introduzione di un condono totale. D’altronde, continuano Bitonci & C., “anche le previsioni dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico relative all’inizio del mese di marzo 2020 hanno ipotizzato che le inevitabili misure di limitazione avrebbero comportato forti contrazioni nel livello di produzione, nella spesa delle famiglie, negli investimenti delle imprese e nel commercio internazionale”. Da qui la decisione di presentare una proposta che vuole essere, innanzitutto e soprattutto, “un contributo positivo e concreto, immediatamente attuabile, per aiutare famiglie, imprese e operatori economici, ma anche liberi professionisti e commercianti”. E, ovviamente, per gli immancabili furbetti.

PURE LO SCUDO. L’articolo 1 prevede, di fatto, la reintroduzione della pace fiscale già sperimentata nel 2018 affinché si possano “regolarizzare le pendenze tributarie con l’Agenzia delle entrate – Riscossione”. Non solo: la Lega propone di estendere la misura anche alle imprese, cosa che “permetterebbe di far rientrare molte somme nelle casse dell’erario, altrimenti difficilmente recuperabili, e di far tornare in bonis milioni di cittadini onesti consentendo loro di saldare i propri debiti in maniera rateale”. Argomentazione curiosa: si vuol far tornare in regola cittadini che non oggi, per motivi variegati, non lo sono. E che, ciononostante, Bitonci & C. definiscono a priori “onesti”. Curioso anche l’articolo 3: una sorta di scudo fiscale. Basterebbe, secondo il volere leghista, una “dichiarazione integrativa speciale vincolata” per riconoscere al contribuente “la possibilità di regolarizzare, oppure di far rientrare in Italia, le somme depositate all’estero con il solo vincolo della sottoscrizione di strumenti finanziari subordinati in buoni del tesoro di durata vincolata trentennale”.

C’è da sorprendersi? Probabilmente no. Nella lunga sequela di condoni che l’Italia ha conosciuto c’è quasi sempre lo zampino colpevole della Lega. Nel 1994 il primo governo Berlusconi, appoggiato proprio dal Carroccio, con la legge n. 724 ha esteso il condono agli abusi realizzati fino alla fine del ‘93. E dopo alcuni tentativi falliti, è sempre il Governo Berlusconi, col fido appoggio leghista, ad approvare un ulteriore condono, nel 2003. Il ministro di allora, Giulio Tremonti, lo salutò entusiasta come “un successo del governo, un ritorno alla legalità”. Dopo sei anni Carroccio & C. approvano un nuovo condono. Più precisamente: uno scudo fiscale per gli evasori con i soldi all’estero. Fino ad arrivare alla pace fiscale, sempre di matrice leghista, nel 2018 e accettata di buon grado dalla vecchia maggioranza gialloverde. Vedremo cosa accadrà ora. Certo è che per la Lega la proposta dimostrare anche che “il lavoratore e il cittadino non sono solo semplici contribuenti”, ma “compartecipi nel rilancio economico e finanziario del nostro amato Paese”. Già.