La Lega torna a trazione nordista

Salvini butta il Sud giù dal Carroccio. In leader della Lega in crisi di consensi rispolvera il format di Bossi.

Che Matteo Salvini sia un leader in difficoltà, in calo nei sondaggi, tallonato dall’alleata-rivale Giorgia Meloni, sotto il pressing dei suoi stessi governatori del Nord Est, è sotto gli occhi di tutti. Ma che, alla luce delle sue debolezze, abbia maturato la svolta della Lega in chiave federalista e nordista, sulla scia nostalgica di un passato che fu, è forse meno comprensibile.

Salvini butta il Sud giù dal Carroccio. In leader della Lega in crisi di consensi rispolvera il format di Bossi

Questa mossa infatti segna una chiara involuzione e un regresso, facendo piazza pulita di tutto il lavoro fatto negli anni precedenti per accreditare il Carroccio come forza capace di imporsi su tutto il territorio nazionale, quando il partito arrivò a sfondare il 34% nelle Europee del 2019. La vecchia Lega, per mano di Salvini, risorge a Pontida, lì dove tutto è cominciato.

Nel raduno che si è tenuto domenica scorsa le parole guerriere che sono risuonate con maggiore forza sono quelle dell’autonomia e dell’orgoglio del Nord che cerca la rivalsa su uno Stato incapace di supportare “gente onesta che produce”.

E se il maggior numero di percettori del Reddito di cittadinanza si trova al Sud ecco la crociata del popolo di Pontida contro il sussidio che ha tolto tante persone dalla povertà. “L’autonomia vale anche la messa in discussione di un esecutivo”, dice il governatore veneto, Luca Zaia.

Accanto alle bandiere della “Lega per Salvini premier” sventolano così quelle con il Leone di San Marco e quelle con l’Aquila del Friuli, in omaggio alle regioni di Zaia e di Massimiliano Fedriga, altro governatore molto amato nel Carroccio che ribadisce: “L’Autonomia serve a tutti, da Nord a Sud”. Cose simili le dicono anche il trentino Maurizio Fugatti (“Pontida è il cuore pulsante del federalismo e della Lega e di quelli che credono che dobbiamo essere padroni a casa nostra”) e il lombardo Attilio Fontana (“Le Regioni hanno dimostrato che sanno decidere meglio dello Stato”).

Ma a dare il senso della svolta federalista e nordista ci pensa Roberto Calderoli. Il vicepresidente del Senato ribadisce: “Per me Pontida da sempre significa autonomia e federalismo. Io questi concetti me li sono trovati in casa perché mio nonno fu il fondatore del partito autonomista bergamasco il cui slogan era, non me ne vogliano gli amici siciliani e calabresi, ‘Bergamo nazione tutto il resto è meridione’”.

E l’autonomia spunta ovviamente nei sei punti del contratto che il segretario leghista fa firmare a governatori e ministri riuniti sul sacro prato. E ieri Salvini ha rilanciato, sfidando anche Fratelli d’Italia che batte sul presidenzialismo. “La riforma del sistema presidenziale è una delle riforme su cui lavoreremo. Ma penso sia più urgente e necessaria la concessione di una maggiore autonomia alle Regioni, che può essere approvata senza modificare la Costituzione”, dice il Capitano.

Tanto che dalla coalizione di centrodestra qualcuno si disturba un po’. “Noi siamo favorevoli all’autonomia, ma bisogna vedere che cos’è. L’autonomia non dev’essere penalizzante per il Sud”, dice da Napoli il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. E nella narrazione leghista di Pontida non potevano mancare gli attacchi al Reddito di cittadinanza, alla luce della ripartizione geografica dei suoi percettori concentrati soprattutto al Sud. A sferrarli Fedriga e il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia.

“Manca personale in tutta Italia, 300-350mila persone solo nel settore turistico. Il grande popolo della Lega non crede nell’assistenzialismo, crede nel lavoro serio”, ripete Garavaglia un suo vecchio ritornello smentito peraltro dai dati Anpal e Inps sul numero degli stagionali. “Se credete a quelli che dicono che con il Reddito di cittadinanza si risolve ogni problema non votate Lega”, dice Fedriga.