La lezione non è bastata. E non è bastata la crisi diplomatica con la Spagna né la nuova linea di Berlino, intransigente sui cosiddetti dublinanti. Sui migranti Giorgia Meloni non solo è rimasta isolata, ma sembra non aver proprio capito la lezione. E così ripropone la linea dura in Ue, la stessa linea dura che su Ceuta le è valsa l’isolamento e poi anche lo sdoganamento di un tutti contro tutti che la Germania ha subito messo in campo proprio ai danni dell’Italia. Ma stavolta lo fa con un’alleata che può sembrare apparentemente insolita, ovvero la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen.
Solo apparentemente, però, perché la premier di Copenaghen è da sempre tra i più duri a livello Ue sul tema migratorio e il suo Paese resta uno dei maggiori ostacoli per l’Italia per provare a fronteggiare la questione dei flussi in maniera davvero unitaria a livello comunitario. Eppure Meloni la sceglie come alleata e insieme a lei firma una lunga lettera rivolta a Bruxelles per chiedere un inasprimento delle regole e di replicare il modello Albania, ovvero quello che prevede hub in Paesi terzi (magari in Africa, secondo il piano di Meloni).
Migranti, la lettera di Meloni e Frederiksen che chiede la linea dura in Ue
Nella lettera le due leader precisano da subito che le loro posizioni di partenza sono divergenti, ma trovano un terreno comune, ovvero il fatto che sono “le uniche due donne a capo di un governo nell’Ue”. Unite nell’intransigenza contro “un’immigrazione incontrollata verso l’Europa”, nella “politica migratoria rigorosa”, sostenendo che “nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società”, citando dati come l’aumento “dei tassi di criminalità”, la “crescente pressione sui servizi pubblici”, ma senza per esempio dire quanto siano fondamentali i migranti in Paesi, come l’Italia, in crisi demografica e previdenziale. Per le due leader bisogna puntare su una linea più dura, partendo dalla necessità di “aumentare le espulsioni”. Da qui, poi, l’altra proposta: “Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta. Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa”.
Una posizione, quella di Meloni e della premier danese, fortemente criticata dal co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli: a suo giudizio le due leader “tacciono sulla vera emergenza che sta rendendo il nostro continente sempre più invivibile”, ovvero “la crisi climatica”, come dimostrano anche i “quasi 15mila decessi in Europa”. “Eppure – continua Bonelli – Meloni indica come priorità la chiusura delle frontiere e la demolizione di Schengen. È una strategia irresponsabile: costruire false emergenze per alimentare paura e propaganda, nascondendo quella che i cittadini stanno già pagando sulla propria pelle”. La lezione arrivata dopo le crisi diplomatiche con Spagna e Germania non è quindi bastata a Meloni.
Lo scontro con la Germania e il muro di Berlino
Dopo lo scontro con Madrid sulla sospensione di Schengen, domenica è arrivato anche quello con la Germania che chiede di attuare il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo sin da subito, facendo partire i rientri dei dublinanti verso i Paesi di primo approdo. Detto più semplicemente, se un migrante è sbarcato in Italia e poi è stato trasferito in Germania, ora deve tornare in Italia. Dal 12 giugno, ha spiegato Berlino, devono essere effettuati nuovamente i trasferimenti con l’entrata in vigore del nuovo patto. Una mossa sicuramente interna e rivolta al voto di settembre in Sassonia-Anhalt, land in cui l’AfD è nettamente in vantaggio. Un po’ come fatto da Meloni contro la Spagna per inseguire Vannacci.
Roma ha rifiutato la presa di posizione tedesca, ritenendo azzerati i dublinanti arrivati prima del 12 giugno e sostenendo che, inoltre, l’Italia vorrebbe una compensazione per i migranti sbarcati grazie alle Ong che battono bandiera di altri Paesi europei, soprattutto quella tedesca. Anche su questa posizione però Meloni è isolata, se pensiamo che già il 15 luglio la Commissione ha lodato l’operato di Spagna e Grecia sulle norme per il rientro dei migranti, ma ha richiamato l’Italia spiegando che non può rifiutare un trasferimento, come invece ha fatto per 12 persone.