La mossa di Ursula. Recovery Fund modello francotedesco. Oggi la proposta von der Leyen. Uno schiaffo ai falchi dell’austerity

di Laura Tecce
Politica

Alla vigilia della presentazione da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di una proposta definitiva sul Recovery Fund e sulla nuova versione del bilancio Ue 2021-2027 a cui il fondo per la ripresa sarà strettamente legato, per contrastare il fronte dei “frugali”, cioè dei rigoristi olandesi e austriaci che ha opposto resistenza al piano Merkel-Macron al grido “prestiti per prestiti” e vade retro sovvenzioni, è sceso in campo anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Che ieri in un colloquio telefonico di oltre 40 minuti con Sergio Mattarella ha ribadito l’importanza di una coesione solidale fra i membri dell’Ue: “Raramente una crisi ha reso così evidente che nell’Ue siamo una comunità del destino, l’iniziativa franco-tedesca (un piano di aiuti da 500 miliardi, ndr) è un segnale necessario”.

Stesso appello rilanciato anche dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli ieri a margine di un briefing con Angela Merkel, sottolineando come, in ogni caso, sul Recovery Fund l’organo da lui presieduto “avrà l’ultima parola”. Di proposta “ambiziosa” parla anche il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic: “Quello sul Recovery Plan sarà un negoziato complesso, perché questa è la proposta più ambiziosa mai messa sul tavolo, ma nello stesso tempo sottolineo che l’ambizione è commisurata alla sfida che l’Ue deve affrontare. La proposta, se approvata, permetterà all’Unione europea di continuare a svolgere un ruolo primario e preserverà il suo ruolo come attore globale”.

Sefcovic non manca poi di sottolineare quanto fondamentale sia il fattore tempo: “Faremo di tutto per preparare il Consiglio europeo del 17 e 18 giugno nel modo migliore possibile. È una data sottolineata da tutti perché tutti sentiamo l’urgenza della situazione: dobbiamo agire”. Insomma, la consapevolezza che siamo di fronte ad un evento eccezionale – una crisi economica post pandemia europea e globale di proporzioni inedite – e che come tale vada affrontato, non manca. È realistico pensare, dunque, che la proposta che oggi verrà formulata dalla Von der Leyen abbia un valore che sia molto vicino alle cifre ipotizzate dal duplex Merkel-Macron: 500 miliardi (si potrebbe partire più alti per poi trattare) di cui il 60-70% in sovvenzioni, con i rimborsi spalmati in 20, 25 o 30 anni a carico del bilancio Ue che, come anticipato dal vicepresidente Sefcovic, sarà “adattato alla nuova realtà economica e avrà potenza di fuoco aggiuntiva per finanziare investimenti massicci”.

Il rimborso dei titoli, così come previsto nell’impostazione franco-tedesca, non sarà a carico degli Stati che beneficeranno degli aiuti ma ripartito tra tutti i 27. Si profilano tre livelli di condivisione del debito futuro: sul tasso di interesse per emettere i bond, sul rimborso e sulla finalità dell’uso delle risorse ottenute; che dovrà essere in linea con le politiche Ue per la riconversione ecologica, gli investimenti strategici e la digitalizzazione dell’economia.