La pena di morte nel mondo. Il rapporto Amnesty: ancora 57 Stati la mantengono in vigore. Ecco i numeri, dagli Usa alla Cina passando per l’Arabia Saudita

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A volte si fa fatica a crederlo. Eppure anche nel 2017 la pena di morte resta una piaga clamorosa, poiché legalizzata in diversi Paesi del mondo, alcuni anche insospettabili. A sciorinare gli ultimi dati, come ogni anno, ci ha pensato Amnesty International.

Ad oggi 104 Paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato, mentre 7 l’hanno sì abolita salvo che per reati eccezionali, come ad esempio quelli commessi in tempo di guerra. Altri 30, pur non avendola abolita formalmente, sono “abolizionisti de facto” dato che, sottolinea ancora Amnesty, “non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte”. In totale, dunque, sono 141 i Paesi che hanno abolito la pena di morte, nella legge o nella pratica che sia. Eppure sono ancora 57 gli Stati che mantengono in vigore la pena capitale, anche se quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Stati Uniti – Ma il viaggio di Amnesty va nel profondo. A cominciare dagli Stati Uniti d’America, l’unico Paese – sottolinea ancora l’associazione – “a eseguire condanne a morte nella regione delle Americhe, con 20 persone messe a morte nel 2016 (8 in meno del 2015)”. Peraltro, questo è stato il numero più basso di esecuzioni registrato in un solo anno, dal 1991. Il tasso di esecuzioni nel 2016 è la metà di quello del 2007 e un terzo di quello del 1997. Cinque stati americani hanno messo a morte nel 2016, rispetto ai sei dell’anno precedente. Il numero di esecuzioni in Georgia è quasi raddoppiato (da 5 a 9), mentre in Texas il dato è quasi dimezzato (da 13 a 7).  Non solo: anche il numero di sentenze capitali negli Stati Uniti d’America è diminuito da 52 nel 2015 a 32 nel 2016 (una diminuzione pari al 38%). Questo è il numero più basso mai registrato dal 1973.

Asia –  La situazione in Asia è peggiore: almeno 130 sentenze capitali sono state eseguite nel 2016 in 11 paesi, diminuendo da almeno 367 in 12 paesi nel 2015. Questo è dovuto principalmente al Pakistan, dove le esecuzioni sono diminuite di 239 (73%). I dati della regione non includono quelli della Cina, dove si ritiene che le esecuzioni siano migliaia. La reale estensione dell’uso della pena di morte in questo paese è sconosciuta a causa del segreto di Stato. Difficile conoscere i dati reali anche di Malesia e Vietnam. Sotto pressione del parlamento, le autorità della Malesia hanno dichiarato di aver messo a morte 9 persone nel 2016 e che ad aprile del 2016, 1.042 persone si trovavano nel braccio della morte. Nuovi dati dal Vietnam hanno dimostrato come fosse uno dei maggiori esecutori al mondo. Secondo un rapporto del ministero della Pubblica sicurezza, pubblicato nel febbraio 2017, 429 prigionieri sono stati messi a morte tra il 6 agosto 2013 e il 30 giugno 2016. Nello stesso periodo, solo Cina e Iran hanno eseguito più sentenze capitali.

Africa subsahariana – Qui il dato è clamoroso: nonostante siano state poche le esecuzioni registrate, il numero di sentenze capitali è aumentato del 145%. Almeno 22 sentenze capitali sono state eseguite in 5 Paesi, rispetto alle 43 in 4 paesi del 2015. Le condanne a morte sono aumentate da 433 nel 2015 ad almeno 1.086 nel 2016, ciò è da attribuire principalmente all’aumento verificatosi in Nigeria (da 171 a 527) che ha comminato più sentenze capitali di qualsiasi altro paese (esclusa la Cina).

Europa e Asia centrale – Per quanto riguarda l’Europa e l’Asia centrale, la Bielorussia ha ripreso le esecuzioni dopo 17 mesi di interruzione. Nell’intera regione, solo Bielorussia e Kazakistan continuano a mantenere la pena capitale nel loro sistema legislativo.

Medio Oriente e Africa del Nord – Il numero di esecuzioni nella regione è diminuito del 28% rispetto all’anno precedente, da 1.196 esecuzioni nel 2015 a 856 nel 2016. L’Iran da solo totalizza il 66% di tutte le condanne a morte eseguite nella regione. Il numero complessivo di esecuzioni avvenute in Iran, comunque, è diminuito dal 42% rispetto all’anno precedente (da almeno 977 a 567). L’Arabia Saudita ha messo a morte almeno 154 persone, mantenendo l’elevato livello raggiunto nel 2015 (158) che è stato il più alto registrato in questo paese dal 1995.

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