La politica torna a battere cassa. Riecco il finanziamento pubblico. Disegno di legge del Pd per ripristinare i contributi ai partiti. Previsto un Fondo da 90 milioni da ripartire in 5 anni

La proposta di ripristinare il finanziamento pubblico in un ddl presentato al Senato dal dem Luigi Zanda

Il diavolo, a volte, si nasconde nei dettagli. E passerebbe del tutto inosservato allโ€™occhio di chi si soffermasse solo sul titolo del disegno di legge (ddl) depositato al Senato lโ€™11 luglio scorso dal tesoriere del Pd in pectore, Luigi Zanda: โ€œDisposizioni dirette a rendere effettivo il diritto dei cittadini di concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale in attuazione dellโ€™articolo 49 della Costituzioneโ€. Quello che, carta alla mano, garantisce il diritto dei cittadini โ€œdi associarsi liberamente in partitiโ€.

Unโ€™iniziativa senzโ€™altro meritoria se non fosse, appunto, per un dettaglio: il conto lo pagano i cittadini. Lโ€™articolo 6 del ddl, assegnato alla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama il 17 ottobre scorso, stabilisce, infatti, che โ€œai partiti e ai movimenti politici รจ corrisposto un contributo pubblico finalizzato alla parziale copertura delle spese sostenute per il perseguimento degli obiettivi statutariโ€. Ed elargito attraverso lโ€™istituzione, presso il ministero dellโ€™Economia, di un โ€œFondo per il finanziamento dellโ€™attivitร  politica dei partiti con dotazione pari a 90 milioni di euroโ€.

Accederanno al riparto (โ€œin cinque annualitร โ€) del tesoretto โ€œi partiti e i movimenti politici che abbiano almeno un candidato eletto sotto il proprio simboloโ€ in Parlamento (Camera o Senato), al Parlamento europeo, nei consigli regionali o delle province autonome di Trento e Bolzano. E non รจ tutto. La norma fissa anche i criteri per ripartire la torta: il 10% del Fondo (9 milioni) da suddividere โ€œin parti ugualiโ€ per tutti; il restante 90% (81 milioni) โ€œin ragione della rispettiva quota di rappresentanti elettiโ€.

Insomma, defenestrato quasi sei anni fa dallโ€™allora premier Enrico Letta, ora il finanziamento pubblico rischia di rientrare dalla porta principale per mano di un altro dem. E non sarebbe la prima volta. Al referendum del 1993, sullโ€™onda degli scandali di Tangentopoli, gli italiani sentenziarono, con un vero e proprio plebiscito (90,3 per cento), la fine del finanziamento pubblico. Ma quando tesorieri e segretari amministrativi dovettero iniziare a fare i conti con le casse vuote dei partiti, in quattro e quattrโ€™otto la politica non esitรฒ a ripristinarlo sotto mentite spoglie. Resuscitandolo sotto forma di rimborsi elettorali.

E pure il tentativo, nel 1997, di introdurre la contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille dellโ€™Irpef ai partiti (per un totale massimo in lire equivalente a 56.8 milioni di euro), si rivelรฒ un fiasco totale. Cosรฌ, nel 1999, le โ€œNuove norme in materia di rimborso delle spese elettoraliโ€, reintrodussero di fatto un vero e proprio finanziamento pubblico, sganciando il computo dei rimborsi spettanti dalle spese effettivamente sostenute dai partiti per le campagne elettorali. E non finisce qui. Nel 2002, con lโ€™avvento dellโ€™euro, i rimborsi elettorali vennero ulteriorimente gonfiati, trasformando il Fondo in annuale e abbassando dal 4 allโ€™1% il quorum richiesto per accedere alle sovvenzioni pubbliche.

A conti fatti, la torta da servire, in caso di legislatura completa, lievitรฒ piรน che raddoppiando, passando da 193,7 milioni a 468,8 milioni di euro. In sostanza, dalle vecchie 4.000 lire โ€œa votoโ€ ad un euro tondo tondo. Ma incassato per ogni singolo anno e non piรน per lโ€™intera legislatura. Un andazzo proseguito fino alla legge del 2013 voluta dallโ€™ex premier Letta, che ha tagliato, progressivamente, i rimborsi elettorali fino al totale azzeramento a partire dal 2017. Lasciando, quale unica possibilitร  di finanziamento ai partiti, il contributo del 2 per mille dellโ€™Irpef su base volontaria dei cittadini. Ma a due anni dallโ€™ultima scure calata sul finanziamento pubblico, il piatto della politica รจ tornato a piangere. E anche stavolta, lโ€™unica alternativa, sembra quella di battere cassa al contribuente.