La protesta è un fiasco. I ristoratori violano il Dpcm solo sui Social. Associazioni di categoria contrarie. Flop della campagna #ioapro

STEFANO PATUANELLI
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Protesta dei ristoratori, ma alla fine solo sui social. In serie difficoltà dopo mesi di limitazioni a causa della pandemia, i titolari delle attività di ristoro sono furiosi. Nei giorni scorsi, lanciando la campagna #ioapro, molti di loro hanno assicurato che da ieri avrebbero rialzato le serrande e fatto accomodare ai tavoli i clienti, violando il Dpcm e le relative multe. Un conto però è la piazza virtuale e un conto quella reale. Ieri dunque solo in pochissimi si sono resi responsabili di episodi di disobbedienza.

IL PUNTO. I principali centri della protesta sono stati Milano, Verona, Pesaro e Foggia. Dopo i mille slogan lanciati sui social network però e dopo che le stesse organizzazioni di categoria hanno preso le distanze da quanti hanno incitato a violare il Dpcm, le adesioni a #ioapro sono state solo simboliche. Ecco dunque che a mostrare i muscoli sono stati una decina di ristoratori veronesi, mentre a Foggia una cinquantina di titolari di bar, ristoranti e pizzerie hanno dato vita a un flashmob. A Milano poi lo storico Don Lisander ha promesso di aprire domani e a Pesaro il ristoratore Carriera ha annunciato il tutto esaurito.

Proteste reali sono state portate avanti in pochi altri centri e la sollevazione assicurata via web non c’è stata nonostante uno dei leader dei “grembiuli ribelli”, il ristoratore Momi El Hawi, di Firenze, titolare di tre ristoranti e che ha già collezionato otto multe, fosse arrivato a parlare di 20-30 mila locali che erano pronti a ignorare i divieti. Confcommercio e Confesercenti hanno appunto preso le distanze dalla protesta, mettendo in guardia dai rischi dell’illegalità e annunciando invece per lunedì un incontro con il ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli (nella foto), al quale presenteranno “un piano per la ripartenza”.

GLI APPELLI. Al Governo i ristoratori chiederanno un cronoprogramma preciso per le riaperture, un intervento sulle locazioni dei locali, ristori da calcolare su base annuale e interventi che riaccompagnino per un periodo la ripresa con un alleggerimento del costo del lavoro sotto il profilo contributivo. Combattere misure che servono a contenere i contagi e a cercare di far uscire quanto prima dall’incubo il Paese è una missione suicida. Serve invece un “piano preciso”, con “proposte concrete e di immediata applicabilità normativa”, per risollevare uno dei settori più colpiti dalla crisi scatenata dalla pandemia.

“Non rispettare la legge è la cosa più semplice ma che porta meno risultati, va bene per chi vuole strumentalizzare la disperazione della categoria, disperazione che capiamo benissimo e condividiamo”, ha specificato Roberto Calugi, direttore generale di Fipe Confcommercio. “Sicuramente comprendiamo il disagio della categoria ma le cose si cambiano rispettando la legge”, ha aggiunto il presidente di Fiepet Confesercenti.

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di Gaetano Pedullà

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