La Raggi boccia la lobby delle Olimpiadi. Ma poi vede i poteri forti internazionali. La sindaca aprirà il meeting romano dei colossi globali

di Stefano Iannaccone
Politica

Ha fatto la dura con il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Perché i poteri forti devono stare lontani dal Movimento 5 Stelle, soprattutto quando si parla di Giochi Olimpici. Ma Virgina Raggi, così restia a intrattenere rapporti con l’establishment capitolino, è pronta a essere la protagonista di un incontro che vede tra gli ospiti i manager delle più grandi multinazionali.

VECCHIO NEMICO – La sindaca di Roma, almeno per qualche ora, dovrà dimenticare che  proprio le multinazionali sono sempre state un incubo del M5S. Basti pensare alla grande battaglia condotta contro il Transatlantic Trade and Investment Partnership, il famigerato Ttip (il trattato sui rapporti commerciali tra Unione europea e Stati Uniti). La prima cittadina della Capitale sarà la star della “The WINConference – women’s preferred global leadership forum”, in programma a Roma, all’Ergife Palace hotel, dal 28 settembre all’1 ottobre. A lei toccherà addirittura il compito di aprire i lavori con il discorso in programma mercoledì 28 alle ore 13.15. All’appuntamento saranno presenti i dirigenti di grandi società, come il colosso dell’alimentare Nestlè, il gigante petrolifero Shell e il leader nel settore delle bevande Coca-cola. E ovviamente ancora altri big dell’industria. Insomma, un grande appuntamento del gotha dell’economia e dell’innovazione globale. Il destino sembra così unire Raggi a Luigi Di Maio, diventato suo rivale interno al Movimento dopo le tensioni sul Campidoglio. Il vicepresidente della Camera, in estate, ha presenziato a un evento organizzato dalla società di lobbying la F&B Associati. Una categoria che, almeno leggendo la storia del Movimento, sarebbe un altro grande nemico. La Raggi, in questo caso, è stata invitata in qualità di prima donna sindaca della Capitale. “WIN con la sua conferenza annuale valorizza la leadership femminile e le aziende che promuovono la diversity, e aiuta le donne a mettere a fuoco le sfide che si trovano ad affrontare nel mondo del lavoro, in famiglia, nella società”, spiegano gli organizzatori. L’Italia, con i suoi problemi sulla valorizzazione delle donne, è quindi sotto la lente di ingrandimento. Per questo la sindaca pentastellata è apparsa una testimonial ideale. “Finalmente osserviamo un cambiamento nella politica italiana, giovani donne come Virginia Raggi vengono elette. Raggi è chiamata a governare la capitale d’Italia e ha davanti una sfida molto difficile. Rappresenta un modello per le giovani italiane che hanno poche donne leader a cui ispirarsi, siamo curiose di conoscere la sua visione del futuro”, ha spiegato Kristin Engvig, fondatrice di WIN e WINConference.

VECCHI NEMICI – Insomma, c’è di che essere soddisfatti per la Raggi, che parlerà davanti a una platea di spessore internazionale. Un modo per riscattarsi dopo le critiche arrivate anche dalla stampa straniera. Ma c’è la curiosità di vedere come una nemica dei poteri forti possa trovarsi a proprio agio tra i manager delle multinazionali. E torna in mente un intervento alla Camera del deputato pentastellato, Riccardo Fraccaro, che si scagliava contro il Ttip: “Fuori i mercanti dal tempio, fuori le multinazionali dalle istituzioni, fuori le lobbies dallo Stato”. Non è stato tenero, ad aprile 2015, neppure il componente del direttorio, Alessandro Di Battista, che rispondendo al premier sul consiglio straordinario europeo, scandì a Montecitorio: “Presidente Renzi, anche oggi lei ha sciorinato un maremoto di luoghi comuni. Ha parlato di fame. Ma chi porta la fame? Quelle multinazionali con cui lei fa accordi segreti”. Chissà se il 28 settembre la Raggi toccherà questo aspetto. O si limiterà a parlare del ruolo delle donne.