La Rai è proprio un buon partito. I politici non mollano le redini del cavallo di Gubitosi. La Boldrini stoppa Renzi: nessun decreto d’urgenza

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Alla Rai si cammina sui carboni ardenti. I veleni da Basso Impero stanno contagiando tutti. è scontro su ogni argomento. Renzi continua a dire che dopo la scuola toccherà alla Rai. La governance attuale è in scadenza e il premier non desidera che sia rinnovata con la legge Gasparri perché i partiti li vuole fuori da Viale Mazzini. Ma per accelerare la riforma in tempi brevi occorre un decreto di urgenza. Per riuscirci è necessario che ci siano le condizioni, onde evitare che il provvedimento venga impugnato. Sono due i fattori che possono scatenare l’arrivo del decreto: il non funzionamento degli organi sociali e una crisi irreversibile del bilancio. Ci ha pensato il presidente della Camera, Laura Boldrini a diMartedì, a spegnere le velleità del premier: «Non c’è scadenza, non c’è qualcosa di imminente. I decreti si usano per questioni urgenti». Pronta la replica di Lorenzo Guerini, il vicesegretario del Pd: «Breve ripasso di diritto costituzionale ad uso della sinistra radicale che difende la Carta ma non la ricorda: la valutazione sulla necessità e urgenza di decreti legge spetta al presidente della Repubblica e a nessun altro».

IL CASO VERRO
Dopo la lettera pubblicata dal Fatto sull’editto bulgaro, il consigliere di Viale Mazzini è finito all’angolo. Gli attacchi arrivano da più parti e sono in molti quelli che chiedono le sue dimissioni. A cominciare dal giornale di Travaglio che sta contando i giorni. Anche la Vigilanza è scesa in campo. «Useremo tutti gli strumenti necessari per fare chiarezza su questa vicenda», ha scritto su Facebook il presidente Fico che ascolterà in audizione la presidente Tarantola. Secca la replica dei parlamentari di Forza Italia della stessa commissione che difendono a spada tratta Verro: «La Vigilanza non può avocare a sé un potere – cioè la richiesta all’assemblea dei soci di revocare un consigliere – che la normativa vigente attribuisce al ministro dell’Economia».

LE NEWSROOM
Il sottosegretario allo Sviluppo, Antonello Giacomelli, non ha perso tempo a precisare che i complimenti del ministro Padoan al dg Gubitosi erano per la quotazione in Borsa di Raiway non certo per la riforma dell’informazione. Sull’argomento però è intervenuto il direttore della Tgr, Vincenzo Morgante: «se si resta fermi si è destinati a morire». Del resto a Morgante può tornare utile la nuova riforma. Visto che il direttore è stimato e apprezzato dal presidente Mattarella.

CHI LEGA ISOARDI
Nel mirino (e per un’accusa di conflitto di interessi) c’è finita pure Elisa Isoardi che da quando ha detto che c’è qualcosa che la “Lega” a Salvini (in senso affettuoso non militante) viene bersagliata dai politici. Addirittura su di lei si sono presentate interrogazioni parlamentari. Poi dicono che i politici hanno tanto da fare…