La sanità dissanguata dai clan. I nuovi bersagli sono le Asl. Sciolta per infiltrazioni l’azienda di Catanzaro. A marzo era toccato a quella di Reggio Calabria

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Clan infiltrati nei consigli comunali e ora sempre di più anche nelle aziende sanitarie. Le mafie si insinuano ovunque vedano la possibilità di fare affari e una torta ricca come quella della sanità non se la lasciano sfuggire. E sembra che ormai non si preoccupino più neppure di agganciare il singolo politico, stringendo direttamente i tentacoli sulle aziende sanitarie appunto, che iniziano ad essere sciolte per mafia al pari di tanti Comuni. Il Consiglio dei Ministri, come chiesto dal ministro dell’interno Luciana Lamorgese, ha appena sciolto l’ASP di Catanzaro. Con il risultato che in Calabria sono due su cinque le aziende sanitarie affidate ai commissari.

IL CASO. L’Asp di Catanzaro è stata sciolta per diciotto mesi e affidata a una commissione di gestione straordinaria. Un provvedimento preso soprattutto alla luce di quanto emerso con l’inchiesta dell’Antimafia di Catanzaro denominata “Quinta Bolgia”, relativa a infiltrazioni appunto delle cosche di Lamezia Terme nella gestione di diversi servizi dell’azienda sanitaria. Più nello specifico, secondo gli inquirenti, la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte avrebbe un controllo totale dell’ospedale di Lamezia, dalla fornitura di ambulanze a quelle di materiale sanitario, dalle onoranze funebri al trasporto del sangue. Tutto grazie ai manager dell’ASP e a due politici, l’ex parlamentare ed ex sottosegretario Giuseppe Galati di Noi con l’Italia-Udc e l’ex consigliere comunale Luigi Muraca. Sei mesi fa era stata sciolta per mafia anche l’azienda sanitaria di Reggio Calabria.

IL PRECEDENTE. Era emerso infatti uno spaccato di affari tra manager e mafiosi, con i clan ben infiltrati nel business legato alle strutture sanitarie private accreditate e le farmacie, con un “costante superamento dei limiti annuali di spesa fissati dal competente dipartimento dell’amministrazione regionale” e una conseguente, indebita erogazione di risorse finanziarie”. E prima era stata la volta delle aziende sanitarie di VIbo Valentia e Locri, senza contare Pomigliano d’Arco in Campania. Del resto la sanità in Calabria assorbe circa il 70% del bilancio e da tempo è una piaga. “Le nomine ai vertici delle Aziende Sanitarie sono state espressione della politica regionale, tranne che negli ultimi mesi, allorquando la nuova autorità commissariale ha abbandonato un atteggiamento dialogante con la Presidenza della Regione Calabria”, ha dichiarato il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra.