La scialuppa del Covid ai balneari. Concessioni prorogate fino al 2033. Franceschini annuncia: “C’è la crisi, non ci saranno gare. Ma così l’Italia rischia nuove sanzioni europee”

di Antonio Acerbis
Politica

Il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, l’aveva già detto in tempi non sospetti e ora l’ha riconfermato in maniera cristallina: le concessioni marittime saranno prorogate fino al 2033. Nessuna gara pubblica né tantomeno alcuna riassegnazione delle concessioni. Col rischio che l’Italia, però, potrebbe incorrere in una nuova sanzione europea per via della direttiva Bolkestein che, invece, obbliga i Paesi membri all’assegnazione di spazi pubblici dopo appunto una gara. La conferma, come detto, è arrivata ieri quando il ministro ha risposto alle domande in Commissione Industria al Senato. A chiedergli lumi sul punto è stato il forzista Maurizio Gasparri. E Franceschini non si è tirato indietro, dando un’idea chiara di quello che farà il governo: è un sì netto alla proroga delle concessioni dei balneari, anche a costo di entrare in conflitto con l’Europa.

LO SCONTRO E LA SENTENZA. La questione non è di poco conto. Bisogna infatti tener presente che in realtà la norma del governo è già in vigore, ma ha creato forti malumori e grande dissenso in varie realtà locali. Ed è per questo che si procederà con un nuovo intervento legislativo (Franceschini ha parlato di un decreto della Presidenza del Consiglio) che i sindaci non potranno più disattendere: “Io ho già detto che l’avrei applicata (la normativa che concede la proroga fino al 2033, ndr), anche se rischia di andare in conflitto con la legge europea. Vedremo di affrontare una procedura di infrazione da parte dell’Ue, ma la affronteremo se e quando ci sarà”.

Il motivo per cui alcuni sindaci hanno disatteso la norma statale nasce dal fatto che una sentenza del Consiglio di Stato dello scorso novembre ha rivoluzionato il sistema fin qui applicato delle concessioni demaniali marittime, dichiarando illegittime le proroghe automatiche senza gara pubblica. Come detto, la direttiva Bolkestein, tanto detestata dai concessionari di stabilimenti balneari e di fatto disapplicata da diverse leggi italiane, dispone che le concessioni demaniali marittime siano assegnate con gara pubblica. Finora però la normativa europea era stata “aggirata” con il sistema delle proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime, previste prima dalla legge n. 221 del 2012 fino al 31 dicembre 2020, e poi dalla legge di bilancio del 2019 per altri 15 anni ovvero fino, appunto, al 31 dicembre 2033.

NESSUN PASSO INDIETRO. Proroghe che ora sono state dichiarate illegittime, dettaglio questo che a quanto pare non tocca Franceschini. Vedremo cosa accadrà. Certo è che, nel bene o nel male, bisognerà fare in fretta. Nonostante sia passato più di un anno dall’approvazione della legge che ha disposto l’estensione delle concessioni balneari fino al 2033, sono ancora molte le amministrazioni comunali italiane in grave ritardo con la sua applicazione. Finché i Comuni non protocolleranno le concessioni demaniali con la nuova durata, queste rimarranno con la precedente scadenza al 31 dicembre 2020, cioè tra appena otto mesi: una prospettiva che rende impossibile qualsiasi forma di investimento da parte degli imprenditori balneari, soprattutto in una stagione gravemente compromessa dalla pandemia del coronavirus. Nei mesi scorsi il governo ha più volte promesso, soprattutto tramite le parole del ministro alle infrastrutture Paola De Micheli, di varare una circolare applicativa che obbligasse i Comuni a estendere le concessioni. Il documento però non ha mai visto la luce. Vedremo ora cosa accadrà.