La Sea Watch si avvicina sempre di più al porto di Lampedusa. Salvini non fa passi indietro e l’Ong presenta un esposto in Procura. L’Ue intanto parla ma non ha soluzioni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

A sentire le dichiarazioni delle ultime ore, tutti sarebbero al lavoro per risolvere la grana Sea Watach 3. Nel frattempo, però, da 15 giorni ormai 42 migranti sono inspiegabilmente fermi in mezzo al mare. “La soluzione per le persone a bordo della Sea Watch è possibile solo una volta sbarcate”, ha fatto sapere il commissario europeo Dimitris Avramopoulos, spiegando che Bruxelles “è coinvolta da vicino nel coordinarsi con gli Stati membri per ricollocare i migranti” quando saranno a terra. Ma dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, non ci sono aperture. Ed anche il premier Giuseppe Conte definisce “di una gravità inaudita” il comportamento della comandante Carola Rackete che ha violato l’alt e si è diretta verso Lampedusa, avvicinandosi di qualche miglio.

La situazione dei 42 migranti a bordo, però, resta critica. Tanto che i legali della Sea Watch hanno presentato un esposto alla procura di Agrigento affinché si valutino “eventuali condotte di rilevanza penale” da parte delle “autorità marittime e portuali preposte alla gestione delle attività di soccorso” e per chiedere che venga valutata “l’adozione di tutte le misure necessarie” per consentire lo sbarco dei migranti “e porre fine alla situazione di gravissimo disagio” a cui sono sottoposti. Anche Salvini intanto chiama in causa i magistrati, ma con altre finalità. “Spero – dice – che nelle ultime ore ci sia un giudice che affermi che all’interno di quella nave ci sono dei fuorilegge, prima fra tutti la Capitana. Se la nave viene sequestrata e l’equipaggio arrestato io sono contento”.

La Commissione europea sta cercando intanto disponibilità per la redistribuzione dei 42 naufraghi. “Rivolgo – afferma Avramopoulos – un appello agli Stati membri a mostrare solidarietà. Continueremo a restare al fianco dell’Italia e a tutti gli Stati sotto pressione”. Al di là delle parole, però, nessuna soluzione si intravede all’orizzonte.