La società dei rapiti in Libia e la doppia versione sui rischi. La Conicos ora definisce l’area di Fezzan sicura. Ma solo tre mesi fa ammetteva grossi pericoli

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La doppia versione della Con.i.cos. Due realtà, diametralmente opposte nei contenuti ma molto vicine nel tempo, che dimostrano la difficoltà diplomatica in cui adesso versa la società di costruzioni di Mondovì, da cui dipendono i due lavoratori rapiti nei giorni scorsi in Libia. La Con.i.cos, giusto per inciso, viene accusata da più parti, Farnesina compresa, di essere stata troppo imprudente vista l’esplosiva situazione del Paese africano. Ci sono però due documenti che, se messi a confronto, fanno a dir poco riflettere. Uno è dell’altro ieri e si tratta di una nota in cui la società cerca in qualche modo di respingere le accuse. “Pure nel delicato contesto creatosi nel 2011”, premette l’azienda italiana, “la regione del Fezzan, cioè a dire il Sud-Ovest libico, è sempre stata un’area sicura, senza fatti di rilievo”.

LA POSIZIONE – Si tratta proprio della zona in cui ci sono cantieri della società. “Prova ne è”, prosegue la nota, “che la Con.i.cos ha potuto continuare con l’operatività delle commesse in corso, pur adottando le cautele del caso, fino alla consegna dei lavori finali dell’aeroporto prevista per il 19 settembre scorso”. Insomma, a leggere queste righe si deduce che l’area di Fezzan non presentava e non presenta caratteristiche di rischio tali da giustificare contromisure. L’altro documento in questione, invece, è la relazione sulla gestione 2015 della società, approvata nell’assemblea del 13 giugno 2016, quindi poco più di tre mesi fa. Ebbene, nel capitolo dedicato alla situazione in Libia saltano subito all’occhio espressioni di alta preoccupazione. Si dice per esempio che “quasi nessuna delle società straniere ha ripreso i progetti precedentemente interrotti principalmente per l’instabile situazione politica ed economica del Paese”. Si aggiunge che “i collegamenti aerei sia con l’estero che all’interno del Paese, notevolmente ridotti, continuano a essere problematici come pure i trasporti e gli spostamenti via terra”. E si precisa che “dopo la chiusura delle rappresentanze diplomatiche straniere a febbraio 2015 quasi tutti il personale straniero lascia il Paese per problemi soprattutto di sicurezza”.

IL PASSAGGIO – Infine il riferimento, decisivo, alle aree di lavoro della Con.i.cos: “Scontri tribali nel Fezzan, parte meridionale del Paese, quasi interrompono i collegamenti via terra con la regione di Ghat, dove si trova il nostro cantiere”. Ma come, non era “la regione del Fezzan un’area sicura, senza fatti di rilievo”, come sostenuto dalla società due giorni fa? Solo tre mesi prima la società aveva riferito di scontri tribali che hanno comportato l’interruzione dei collegamenti via terra. Non c’è che dire, è la spia delle grosse difficoltà diplomatiche incontrate dalla società guidata e controllata da Giorgio Vinai. Mentre la Farnesina guidata da Paolo Gentiloni non fa nulla per nascondere un certo fastidio nei confronti del modus operandi della società.

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di Gaetano Pedullà

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