La solita Europa non cambia verso. Nessun accordo sulla risposta a Trump

In Armenia vertice della comunità politica europea. Gli alleati sono divisi tra chi vuole alzare la voce con gli Usa e chi come Roma non vuole

La solita Europa non cambia verso. Nessun accordo sulla risposta a Trump

Una “Nato senza Usa” è quella che si è riunita a Erevan per l’ottavo vertice della Comunità Politica Europea, il primo a svolgersi nel Caucaso meridionale. La capitale armena ha accolto 48 capi di Stato e di governo, i vertici delle istituzioni Ue e lo stesso segretario generale dell’alleanza, Mark Rutte. Il premier canadese Mark Carney è l’ospite d’eccezione.

La solita Europa non cambia verso. Nessun accordo sulla risposta a Trump

Nessuno cita direttamente Donald Trump ma è il presidente americano con le sue uscite bizzarre, a dir poco, ad essere il vero convitato di pietra del summit. La minaccia di Trump di voler ridurre il contingente di soldati Usa in Germania, Spagna e Italia è arrivata alla viglia del vertice della Comunità Politica. Ma a parte tanta scenografia nessuna posizione ufficiale è uscita fuori.

Divisioni tra gli alleati europei

La verità è che tra gli europei ci sono due fazioni: chi vorrebbe alzare la voce con gli Usa, frustrati da troppe giravolte, e chi, come la Polonia, non vuole rischiare ulteriori ritorsioni sulla sicurezza, tallone d’Achille del Vecchio Mondo. L’Italia, ovviamente, fa parte del secondo schieramento. I

l premier canadese ha esortato a “non arrendersi a un mondo più transazionale, chiuso e spietato”. Il riferimento, tra le righe, è al ciclone Trump. Molto di quello che si è discusso tra panel, pranzi e corridoi ha riguardato le “relazioni transatlantiche”. Carney ha sottolineato “l’immenso potenziale delle nostre alleanze” per arrivare a un mondo “migliore, più prospero, sostenibile e giusto”. “È mia ferma convinzione – ha concluso – che l’ordine internazionale verrà ricostruito e verrà ricostruito a partire dall’Europa”.

Man forte

Gli dà man forte Antonio Costa. “C’è un modo europeo nel fare le cose: la via del multilateralismo con al centro la carta dell’Onu e il rispetto per il diritto internazionale. Il summit di oggi mostra che porta risultati”, ha sintetizzato il presidente del Consiglio europeo.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz alla fine non si è presentato. Ma già il giorno prima aveva già gettato acqua sul fuoco sulle tensioni con gli Usa. Merz ha dichiarato di non voler “rinunciare” alla collaborazione con il presidente statunitense, nonostante le divergenze, né “a lavorare sulle relazioni transatlantiche”.

“Tutti noi constatiamo che qualcosa è cambiato nel mondo e sempre più leader cominciano a chiedersi come, in questa nuova realtà, costruire legami tra Paesi che condividono visioni così simili sia in ambito geopolitico che in termini di valori fondamentali” ma “se vogliamo un mondo sicuro, soprattutto il nostro mondo libero, non c’è alternativa alla cooperazione euro-americana”, ha ribadito il primo ministro polacco Donald Tusk.

Rutte avvocato di Trump

A mettere i panni di avvocato di Trump è stato Rutte. Gli europei, assicura, hanno “recepito il messaggio” degli Usa, dopo la delusione del comportamento sull’Iran e ora si stanno adoperando “ad attuare” gli accordi bilaterali sulle basi.

La linea rossa di Macron

Emmanuel Macron, tuttavia, sulla situazione a Hormuz ha tenuto il punto. Nessuna forzatura, riapertura dello Stretto in accordo con l’Iran, intervento della coalizione solo ad acque calme. “Non so quale sia questa iniziativa”. Così ha risposto il presidente francese a chi gli chiedeva se prenderà parte all’iniziativa Project Freedom annunciata da Trump per liberare le navi nello stretto di Hormuz. “Noi non parteciperemo a nessuna operazione di forza in un contesto che, per quanto mi riguarda, non mi sembra chiaro”.

Solita fuffa

Quanto al resto del vertice, la solita fuffa: investire di più nella difesa, imparare ad agire da soli quando serve, ed essere più autonomia su energia, catene di approvvigionamento, commercio. E anche su quest’ultimo fronte nessuna risposta unitaria cu come reagire alle sfide e alle ultime provocazioni sui dazi lanciate da Trump. Insomma l’Europa resta l’Europa, con tutte le sue divisioni e l’incapacità di arrivare ad una posizione unitaria.